Pd, costringere Bersani al ballottaggio. La strategia segreta di Franceschini

Martedì, 13 ottobre 2009 - 13:21:00


bandiere pd

Pd/ I Marino's: l'alternativa a Bersani siamo noi

FORUM/ Partito Democratico: secondo te, chi vincerà le primarie del 25 ottobre?

SONDAGGIO/ Pd, primarie online su Affaritaliani.it: vota il nuovo segretario

Intervista tripla Franceschini-Marino-Bersani a Le Iene Show. Tra le dichiarazioni Pierluigi Bersani, parlando di Marino afferma che “forse (ha) un po’ troppa energia e un po’ troppa ambizione”. Per Dario Franceschini, invece, Pierluigi Bersani non ha difetti se non avere “D’Alema sul groppone”. Ignazio Marino, al contrario, individua in Pier Luigi Bersani il difetto di preferire “decidere sulla base degli equilibri che sulla base delle sue idee”.

Bersani è il favorito, non ci sono dubbi. In vista delle primarie del 25 ottobre l'ex ministro ha 19 punti di vantaggio su Franceschini (Voto circoli: 55,1% a 36,9%, Marino 7,9%). I sondaggi, come confermato dall'amministratore delegato dell'Swg, Maurizio Pessato, ad Affaritaliani.it , dicono che Bersani è largamente in vantaggio. Che cosa può fare Franceschini per ribaltare un risultato ormai scontato? L'obiettivo è puntare su un'alta affluenza e così, grazie anche all'aiuto di Marino che dovrebbe prendere più voti del 7,9% ottenuto tra gli iscritti, spingere Bersani sotto il 50%.

Il super favorito arriverebbe primo, ma non superando la metà più uno sarebbe costretto al ballottaggio previsto il 7 novembre all'assemblea nazionale. In questo caso i delegati di Franceschi più quelli di Marino potrebbero soffiare la segretaria all'uomo di D'Alema e riconfermare Franceschini. Da qui si spiega l'attivismo di Dario. Da un lato le accuse a D'Alema, che l'ex vice di Veltroni cerca di far passare come l'uomo contro il partito e l'idea di primarie, di presentarlo come l'uomo delle correnti, delle tessere, dell'apparato. E dall'altro il segretario del Pd vuole sfruttare lo scontro istituzionale scaturito dalla bocciatura del Lodo Alfano per spingere sull'anti-berlusconismo, dimostrare agli elettori che la vera opposizione dura al governo è la sua. Il concetto è: Bersani può fare il ministro dell'Economia ma non il leader di partito. Come dimostrato dagli interventi di domenica al Congresso del Pd.

Una strategia rischiosa ma che nell'entourage del segretario sono convinti possa portare molti elettori a scegliere l'ex coordinatore della Margherita per la sua durezza contro il Cav.

Non solo. Bersani e D'Alema hano fatto capire che con Di Pietro i rapporti sono chiusi, e allora molti elettori dell'Idv potrebbero decidere di spendere 2 euro per andare a votare proprio perché il vice di Veltroni è l'unico leader del Pd a tenere aperta la porta di un'alleanza organica con l'ex pm. Stesso discorso per i partiti della sinistra radicale, ovvero Vendola, i Verdi, comunisti e socialisti.

La strada per Franceschini è sicuramente in salita, ma Bersani non ha ancora la vittoria in tasca. E probabilmente il nervosismo di D'Alema ne è la prova...

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