Pd/ I sottomarini di Civati
Per la chiusa Marino sceglie un'immagine forte: "Vogliamo risollevare l'Italia. Questo è possibile se sapremo realizzare una vera "rivoluzione democratica". E dallo scroscio degli applausi, una vera standing ovation, si capisce che dopo questo discorso, nulla resterà come prima nel partito democratico e forse nella politica italiana. Il chirurgo di origini genovesi trasferitosi a Palermo con il suo centro per i trapianti sembra aver riflettuto molto sulla lezione proveniente dalla Francia e sulla bella novità di Europe Ecologie, la formazione ambientalista di Daniel Cohn-Bendit che ha tracciato il profilo inedito e vincente di una sinistra possibile: pragmatismo, economia verde (non quella dei nostri Verdi), attenzione ai ceti emergenti, europeismo autentico, promozione di personalità forti (e non di galoppini), multiculturalismo non salottiero.
E a giudicare dai consensi e dalle presenze molto qualificate in sala(inatteso quello di Gregorio Gitti, genero di Giovanni Bazoli ed espressione dell'associazionismo cattolico ma anche della finanza "responsabile", vicino a Prodi e già schierato con Rosy Bindi, che conferma ad Affari il suo appoggio all'outsider Marino), sembra destinato ad andare lontano questo popolo dei "sottomarini" (secondo l'efficacissima immagine coniata da Civati: "Stiamo con Marino, anzi stiamo sotto Marino, siamo i sottomarini"): "Una rete di persone che intende muoversi in profondità nei problemi del paese e nella perlustrazione del territorio, ma che è soprattutto affezionata al periscopio, alla possibilità di guardarsi intorno, curiosa di capire cosa succede nelle metropoli, e nelle tante piccole e medie comunità del nostro Paese. Un riformismo irrequieto e aperto, che cerca soluzioni, che non dà nulla per scontato, che esplora l’inesplorato. Sottomarini, di colore giallo, perché non si sa mai come vanno a finire i congressi. Sottomarini, capaci di emergere in superficie e di parlare a nome del Pd. Attraverso il Paese".
Secondo una direttrice che il giovane filosofo ha indicato con chiarezza: "A noi piace la libertà, dalle corporazioni, dalle posizioni di partenza, dai condizionamenti e dal potere costituito. Dal 'sempre uguale, sempre quello', come se fossimo condannati a un destino declinante e triste. A noi piace la chiarezza, la precisione, la responsabilità, la credibilità: come il sole a mezzogiorno, dice quella canzone, senza più nessuna ombra intorno (nemmeno le ombre del governo ombra…)".
E, spostandosi sul terreno della concretezza ed efficacia politica, aggiunge Civati: "Se si parla di piano casa, la nostra non è una semplice opposizione, dobbiamo avere un nostro piano casa che non prevede la distruzione del territorio italiano o gli affari facili per gli speculatori, ma la possibilità che tutti abbiano un alloggio, con una nuova politica degli affitti, un piano straordinario per l’edilizia residenziale pubblica, l’adozione di nuovi modelli di housing sociale. Per sperimentare la convivenza in una società trasformata, per reinventare i luoghi in cui persone diverse si incontrano, lavorano, portano i bambini all’asilo, pregano, insomma: vivono. Se c’è un abnorme pacchetto sicurezza, noi avanziamo il «pacchetto integrazione» che parla di regole e di rispetto, di programmazione dei flussi, di rapporti con i Paesi da cui queste persone provengono perché l’Italia non ha una politica per l’integrazione e questo è un ‘caso’ su cui il Pd si deve attivare. Perché non c’è bisogno di respingimenti o ronde democratiche (le rondem, una specie di nuova corrente circolare e, soprattutto, uniforme), ma di un lavoro serio e consapevole, che prenda sul serio la paura e sappia proteggere le persone e fargliela passare, quella paura. Che intervenga contro il degrado delle nostre città, che dia più ‘forza’ e ‘ordine’ alle forze dell’ordine e il rispetto delle regole da parte di tutti. E che, però, preveda la cittadinanza ai nati in Italia e rilanci sul versante della crescita culturale di questo Paese, come cerca di fare, tra mille difficoltà e spesso in solitudine, il mondo della scuola".
La chiusa di Civati è per un'altra grande icona del cattolicesimo democratico: "E ci vorrebbe don Milani anche nella società delle tante culture e delle differenze ancora più sensibili a darci qualche indicazione in più. Se c’è il porcellum, non ci adattiamo, no, noi ci battiamo con tutte le forze per un nuovo sistema elettorale. Una nuova legge elettorale che privilegi la scelta delle persone che si eleggono e la loro rappresentatività e tuteli il bipolarismo e la governabilità, in un rapporto costante con gli elettori".
Tradizione e modernità, riformismo e radicalità rivoluzionaria. E grande condivisione e partecipazione.E' questa apertura all'esterno la chiave di volta del partito di Marino, di Civati e dei sottomarini: "Un progetto wiki, in una elaborazione progressiva che proseguirà nei prossimi mesi".
A sinistra, insomma, è iniziata davvero una bella e catartica selezione. Ad maiora e vinca il migliore



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