Pd/ Giuseppe Caldarola ad Affaritaliani.it: la sinistra italiana per come l'abbiamo conosciuta è finita
E ancora: "Lo scontro con D'Alema ha avuto un ruolo nella vicenda, ma se Walter si è dimesso non dipende dagli atteggiamenti di D'Alema. Dipende più dal fatto che Walter ha capito che questo Pd non è quello che lui si immaginava. Lui credeva in un Pd presidenzialista in cui lui potesse parlare in un rapporto diretto con la base. Il Pd è diventato il più anchilosato dei partiti tradizionali, diviso in correnti. Colpa di D'Alema, quanto dei prodiani, di Rutelli e degli ex popolari".
C'è il rischio dissoluzione per il Partito Democratico? "Questo pericolo lo vedo da tempo. Credo che ci possano essere tre fenomeni. Da un lato l'esodo di massa silenzioso della parte più attiva dei militanti, andando a infoltire gli apolidi di sinistra, cioè quelli senza una patria. Poi ci può essere la scissione non silenziosa di qualche maggiorente, è il caso di Rutelli. Infine ci sarà l'autonomizzazione crescente dei dirigenti locali, che avranno bisogno del marchio Pd per fare ciascuno come gli pare in periferia. L'insieme di questi tre fattori mi fa pensare che il Pd sia finito. Anche perché non c'è all'orizzonte un leader carismatico. La sinistra italiana per come l'abbiamo conosciuta è finita".
E quindi? "Siccome non esiste un vuoto in politica, il pieno lo possono riempire tre soggetti. Prevedo una ripresa, anche se modesta, delle liste con la falce e il martello, perché nella crisi il richiamo identitario è molto forte. Poi mi immagino che la bolla elettorale di Di Pietro continuerà ad ingrassarsi e inoltre c'è la prospettiva, per ora del tutto ipotetica, che nasca un Kadima italiano, cioè un partito un po' di centro e un po' di sinistra. Però per fare questo si torna al discorso sul leader. Kadima è nato perché l'hanno voluto Ariel Sharon e Shimon Peres, due padri fondatori di Israele. In Italia di capi della sinistra con queste caratteristiche non ce n'è".



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