Pd/ Parisi ad Affaritaliani.it: siamo rimasti al Muro di Berlino
Arturo Parisi sceglie Affaritaliani.it per lanciare una stoccata al suo Pd. "Fra qualche mese sarà passato esattamente un ventennio dalla caduta del Muro, ma noi siamo ancora qua ad annunciare il primo congresso fondativo, e aggiungiamo 'veramente' per farci prendere sul serio. Non è facile per nessun candidato recuperare un ritardo così grande". E poi svela il ruolo di Romano Prodi...

Arturo Parisi
Franceschini, Bersani, Marino. Ha scelto chi voterà come futuro segretario del Partito Democratico?
"La scelta che conta veramente è quella del 25 ottobre, quella che abbiamo messo nelle mani degli elettori democratici. Fino a quel momento starò a fianco di chi vuol votare a ragione veduta chiedendosi fino alla fine "se", "perché", e "per chi" votare".
Quali sono i punti di debolezza dei candidati?
"I nuovi problemi che abbiamo difronte chiedono una risposta nuova e un partito nuovo che la interpreti. Ma è da troppo che l'abbiamo promessa. Fra qualche mese sarà passato esattamente un ventennio dalla caduta del Muro, ma noi siamo ancora qua ad annunciare il primo congresso fondativo, e aggiungiamo "veramente" per farci prendere sul serio. Non è facile per nessun candidato recuperare un ritardo così grande. Sarebbe già molto se non ci dividessimo tra chi parla a nome dei 150 anni passati, e chi a nome degli ultimi venti mesi".
Alleanze. E' possibile e auspicabile trovare un accordo con l'Udc? E l'intesa con Di Pietro va rinnovata o annullata? E la sinistra di Vendola e quella comunista?
"Già il fatto che le distinzioni sul futuro tornino ad essere, come nella Prima Repubblica, quelle tra i diversi schemi di alleanza dice tutto. L'Ulivo era nato dal e per il maggioritario uninominale. La sconfitta nell'ultimo referendum ha decretato per più versi la chiusura di quel ciclo. Non il risultato, in qualche modo scontato, ma il fatto che non ci siamo neppure battuti. Ci siamo limitati a lasciare stancamente a verbale la nostra preferenza ufficiale per il Sì. Ricordo ancora l'ultimo confronto alla vigilia del voto. Da una parte Tonini a favore, e dall'altra la Lanzillotta contro. E non cito due esponenti dello stesso partito, e neppure solo della stessa maggioranza nel partito, ma, allora come oggi, della stessa lista. Degli altri preferisco non parlare. Chi potrebbe mai continuare come se non fosse successo niente? No. Un ciclo è proprio finito. E' evidente che bisogna tornare alla domanda iniziale".



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