Questione morale. E il sindaco del Pd trema...
Scelte fatte in piena libertà probabilmente per non gravare sull'ente pubblico, per una mansione che non si riesce più a svolgere a tempo pieno proprio perché chiamati, attraverso il voto, ad amministrare. E solo nel 2003 questa norma (in parte) è stata corretta, eliminando un'anomalia tutta italiana. Fino a quel momento, non solo i datori di lavoro di aziende private, ma anche sindaci, presidente di province e regioni potevano richiedere il rimborso per i propri «dipendenti» che occupavano una carica amministrativa. E se fosse ancora così, allora sì, che la questione al di là della scelta libera e in piena coscienza di Corgiat, avrebbe carattere più generale, perché significherebbe che gli 87mila euro annui, per poco più di due mesi di lavoro, li avrebbe pagati Settimo. Oltre al suo stipendio da sindaco: 3350 euro (lordi), che al netto delle tasse sono 1900 euro. Che sarebbero potuti essere 3.800, ovvero 6700 euro lordi come previsto per i comuni fino a 50mila abitanti, se Corgiat si fosse messo in aspettativa, e, quindi, percepito il 100% dello stipendio da sindaco.
Maurizio Vermiglio
Settimo (vmu) Alla domanda di tutte le domande, Aldo Corgiat non si sottrae. Ovvero, al perché nonostante avesse la possibilità di percepire la totalità dell'indennità da sindaco, a fronte, però, di un congedo per motivi amministrativi dal posto di lavoro, che ovviamente non sarebbe più stato in grado di svolgero appieno, non si sottrae al dialogo. Al confronto. «Partiamo col dire - ci ha spiegato il primo cittadino - che tutto quello di cui stiamo discutendo è previsto dalla norme di legge». Punto sul quale nessuno dissente, perché siamo ampiamente dentro l'alveo delle norme contenute nella legge sulle autonomia locali.
«Ho deciso di non mettermi in aspettativa perché non volevo che la mia decisione di candidarmi a sindaco avesse delle ripercussioni sulla mia famiglia. Nel senso. Lavoro all'Istituto Zooprofilattico dal 1986, da molto prima che iniziasse il mio impegno amministrativo. Ora, decidere di rinunciare al mio lavoro e vivere con l'indennità da sindaco, avrebbe significato togliere qualcosa non solo a me, ma anche chi vive con me e questo non l'ho ritenuto giusto. La scelta di candidarmi è stata mia, ma non trovo corretto che le conseguenze di voler amministrare la città debba ricadere anche su chi quella decisione non l'ha presa, ma al massimo subita».
Ancora Corgiat. «Fare il sindaco di una città di queste dimensioni significa lavorare 12 ore al giorno. Significa, di conseguenza, portarti il lavoro a casa o di farlo nei giorni di ferie, che, a differenza di quello che dice Brunetta, sono del lavoratore». Inoltre. «Dal 2002 al 2007, ovvero per tutti i 5 anni del mandato precedente, sono passato da tempo a pieno a part-time, con tutto quello ne comporta, e sono ritornato a tempo pieno solo ai margini della prima esperienza da sindaco». Poi l'attenzione si sposta sui compensi. «Esiste una norma per la quale il sindaco non deve guadagnare meno della metà dell'indennizzo spettante al segretario comunale (85.000 euro, ndr) che decurtato del 10 per cento in virtù della finanziara del 2006, fa sì che oggi lo stipendio da sindaco sia di 41.000 euro lordi. Ma non basta. A questo, poi, si tolga il 10 per cento che verso al Partito Democratico».



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