Leader Pd, il terzo candidato è sicuro
Giovedì, 2 luglio 2009 - 18:30:00
Con Civati e/o Marino, però, non ci saranno i quarantenni, che fino all'ultimo si sono battuti per la candidatura di Sergio Chiamparino ma che di fronte al no del sindaco di Torino si sono divisi tra i due principali sfidanti. Con Franceschini il deputato milanese Emanuele Fiano, autore della rubrica di Affaritaliani.it Camera Caritatis, Vinicio Peluffo e Andrea Martella, ex ministro ombra di Walter Veltroni ed ex segretario del Pd di Venezia. Sul fronte opposto, al fianco di Bersani, Andrea Orlando, il portavoce nazionale del partito, e il lettiano Francesco Boccia, che sfidò (perdendo) alle primarie di coalizione in Puglia Nichi Vendola.
Intanto voci raccolte da Affaritaliani.it raccontano di un grande fermento tra gli amministratori locali, che iniziano a vedere con favore una terza candidatura alternativa a quelle di Bersani e Franceschini. Si potrebbe così realizzare un'interessante saldatura tra gli amministratori locali di Milano, Genova, Roma e Bologna e il gruppo di Piombino...
PER UNA RIPRESA NON NOMINALISTICA DELL'ULIVO - Franco Monaco, ulivista del Pd ad Affaritaliani.it: "Ora un po' tutti tributano un omaggio all'Ulivo. Il progetto che, scusate se è poco, ci ha fatto vincere due volte, che per la prima volta ha portato la sinistra italiana al governo, sbloccando la democrazia italiana. Ma per quasi due anni l'Ulivo è stato archiviato, dopo aver affossato il governo Prodi. Con la teoria veltroniana dei quindici anni buttati. I risultati sono sotto i nostri occhi: un centrosinistra più piccolo e più diviso, un centrosinistra non solo minoritario, ma che, al momento, sembra fuori partita. Ecco perché chi, in solitudine, ha tenuto fede a quel progetto non può praticare sconti a nessuno e anzi ha il dovere di chiedere conto a chi ha avallato la scelta veltroniana della sconfessione dell'Ulivo. Il congresso si celebra appunto per fare un esame critico degli errori commessi e per fissare una nuova rotta. Per rimettere sul binario dell'Ulivo il PD, dopo il suo deragliamento. No dunque all'autosufficienza del PD concepita dentro un bipartitismo che ancora non c'è. O c'è da una parte sola, quella a noi avversa. E no a una schematica divisione del lavoro tra un centro post-dc e una sinistra post-pci, sì a un PD partito laico e plurale di centrosinistra, motore e timone di una più vasta alleanza riformatrice e di governo, nitidamente alternativa a Barlusconi e al berlusconismo. Un partito con una sua identità politica riconoscibile (e non un assemblaggio), soggetto unitario e fattore di unità. In breve, una ripresa non nominalistica del progetto dell'Ulivo, pur dentro le nuove coordinate".



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