Pd, Franceschini: "Ci mancava solo Grillo"
![]() Dario Franceschini |
Il testo del discorso programmatico, in vista del congresso di ottobre e della sfida a tre con Pier Luigi Bersani e Ignazio Marino, lo ha scritto tra venerdì e domenica sera, dopo aver praticato la "politica dell’ascolto" e ricevendo molti contributi. Ma la stesura finale, ci tiene a precisare, è solo sua.
In 37 cartelle giovedì sarà soprattutto descritto un orizzonte, definendone i punti cardinali: laicità (ascoltare tutte le voci, compresa quella della chiesa, ma senza farsi dettare l’agenda dal Vaticano, perché solo lo stato laico può fare leggi universali); alleanze (obbligatorie, da Vendola all’Udc, ma senza inciuci né tentazioni verso le leghe, del sud o del nord); struttura del partito (forte radicamento territoriale, circoli come luoghi di ascolto dell’Italia reale).
E ancora, ricambio generazionale modello Barack Obama, sottolinea Franceschini: giovani leve e vecchi talenti che lavorano assieme; rinnovamento del gruppo dirigente, attingendo ai giovani amministratori locali, con elezioni a tutti i livelli attraverso le primarie, che verranno così riconfermate, sia pure con qualche possibile ritocco (anche in questo caso guardando al modello americano).
Nel Pd di Franceschini le carriere politiche dovranno partire dal basso, formazione e poi lunga gavetta ("io ho iniziato nella De di Benigno Zaccagnini, partivamo in mille, arrivavamo in dieci").
Quanto alla questione morale, ci sono alcuni problemi nella gestione del potere che andranno affrontati, ma senza giustizialismi. Confermata la parte economica del programma (anticipata sabato dal Foglio e descritta domenica dal Sole 24 Ore): dalla proposta di intervenire sulle pensioni con un innalzamento dell’età e di superare il dualismo tra precari e garantiti sul mercato del lavoro attraverso l’introduzione di un contratto di inserimento, modello Tito Boeri, alla democrazia economica e la partecipazione, sia modello tedesco che azionariato ai dipendenti.



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