Pd Lazio, Riccardo Milana appoggia la mozione di Pierluigi Bersani

Giovedì, 30 luglio 2009 - 11:58:00

Di Francesco Cocco

Le ore durano uguali: nel Lazio come nel resto d'Italia. Perfino queste, torride, che portano alle 20 del 31 luglio, termine ultimo per le candidature alla segreteria regionali. Ed è una manciata, sempre di ore, quella che, salvo sorprese, separa Riccardo Milana dalla dichiarazione di appoggio alla mozione di Pierluigi Bersani, almeno a livello regionale. Tutte le indicazioni, anche le più recenti, portano lì. Ieri sera, alla Festa Democratica, il coordinatore romano e big della componente rutelliana marciava filato quattro metri avanti a Dario Franceschini e Roberto Morassut. Tutti diretti al palco centrale, su cui il segretario nazionale uscente (e, lui spera, rientrante) era atteso dalle domande di Concita De Gregorio. Franceschini e Morassut conversavano appaiati, un po' attardandosi, nel codazzo. Milana, invece, dritto avanti senza girarsi. Fino a dieci giorni fa, pareva certo che il candidato della mozione Franceschini sarebbe stato proprio lui: Rutelli, assicuravano i resoconti giornalistici, lo voleva assolutamente. Oggi, Milana  si incontrerà le persone che con lui hanno condiviso il percorso. Una parte cospicua della corrente che fa capo all'ex leader della Margherita. E sceglierà. Ripetiamo: salvo sorprese, il candidato di Bersani. E per la corsa a quella candidatura lì, di avversario numero uno di Morassut, sembra che, all'ultimo miglio l'ex presidente della provincia di Roma, Enrico Gasbarra, possa avere la meglio su Stefano Fassina. Gasbarra è persona assai stimata dal suo successore Nicola Zingaretti che appunto sta con Bersani.

Torniamo, per un secondo alla conaca di ieri sera. Da buon padrone di casa, Milana ha comunque aperto le "danze" sul palco. Ha pure ringraziato Franceschini per l'aiuto fornito nella formazione delle liste per le Europee. E a mo' di conclusione: "E' una campagna congressuale difficile, ma non per questo bisogna offendersi l'un l'altro, siamo tutti nello stesso grande partito". Spenti i riflettori, Franceschini si è concesso ai sostenitori, ai volontari, ai simpatizzanti che lo circondavano festosi, fra gli stand delle terme di Caracalla. E quando lo hanno attirato a un tavolo per la raccolta di firme pro-Morassut ("siamo già a più di 2.000, ne servivano 800", ci ha confidato un volontario), ebbene, Dario non si è sottrato, a differenza di Walter Veltroni. Ha vergato il suo autografo ("Sì, sono residente a Roma") e poi ha raccolto l'ovazione generale. Ma Milana, in quel momento, non era già più dalle sue parti.
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