Pd/ Binetti ad Affaritaliani.it: sono in bilico tra Bersani e Rutelli
![]() Paola Binetti |
LA STRATEGIA DEL SEGRETARIO E LO SCONTRO CON VELTRONI...
Il primo colpo al nuovo segretario del Pd Pierluigi Bersani è venuto da Francesco Rutelli. Che non ha atteso neppure 24 ore dall’incoronazione del candidato di Massimo D’Alema alla guida del partito per comunicare la propria intenzione di uscire dal Pd insieme a tutti quelli che non vogliono morire post-comunisti. La sortita dell’ex leader della Margherita era attesa. E non ha suscitato grandi emozioni e preoccupazioni tra gli amici di Bersani. Al punto che D’Alema, forse nel ricordo dell’ironia usata da Palmiro Togliatti nei confronti di Vittorini e della sua uscita dal Pci ( “Vittorini se n’è ghiuto e soli ci ha lasciato...”), non ha mancato di usare il suo proverbiale sarcasmo per rilevare che nessuno soffrirà per la fuoriuscita di Rutelli. Ma al primo colpo è seguito immediatamente una seconda bordata. E Bersani e tutti i suoi amici non hanno potuto fare a meno di sobbalzare sulla sedia. Perchè, a meno di 48 ore dall’assunzione della segretaria da parte dell’ “uomo di D’Alema”, la botta è venuta da Walter Veltroni, cioè lo storico antagonista del “lider massimo”. E non è stata una botta dettata dalla stizza o dall’irritazione per aver perso ancora una volta il confronto interno con l’avversario di sempre. È stata una bordata fin troppo motivata politicamente. Che ha immediatamente fatto scattare la sensazione di un Rutelli niente affatto isolato voltagabbana ma avanguardia di un gruppo molto numeroso, quello di Veltroni, ben deciso ad impedire che il Pd si possa “suicidare” rifluendo in un socialismo di marca emiliana.
È probabile che Rutelli e Veltroni non abbiano affatto coordinato le rispettive mosse. E che ognuno vada per la propria strada. Ma è fin troppo evidente che le due strade non sono divise e separate ma tendono fatalmente a fondersi in un unico percorso. Qualcuno corre in avanti ed ipotizza che procedendo di questo passo Rutelli e Veltroni siano destinati a dare vita alla edizione italiana del Kadima centrista israeliano. E, quindi, che invece di puntare a confluire nell’Udc di Pierferdinando Casini, il cofondatore pentito del Pd abbia in testa di dare vita ad una nuova formazione politica alternativa al Pd di Bersani insieme con Veltroni e con tutti i “democrats” antidalemiani. Si tratta di un progetto prematuro, di una ipotesi fantapolitica? Può essere. Ma, di sicuro, non è né prematuro, né fantapolitico rilevare che l’ammonimento di Veltroni a Bersani a non far suicidare il Pd ricollocandolo nel filone post-comunista, costituisce una dichiarazione di guerra in piena regola. Ma non di una delle tante guerre che scoppiano nei partiti tra maggioranza e minoranza interne per una questione di equilibri di potere e che finiscono sempre in un armistizio. Ma una guerra di principio sulla natura stessa del Pd. Quella che secondo Bersani deve essere di sinistra, deve prioritariamente aggregare i tanti pezzi sparsi del post-comunismo e puntare al superamento del bipolarismo. E che a parere di Veltroni deve invece nascere dal centro sinistra, tagliare netto con il reducismo dei post-comunisti e difendere ad oltranza il bipolarismo. Possono convivere nel Pd concezioni così diverse, antagoniste, alternative? Nessuno è in grado di dare una risposta a questo interrogativo. Anche perché bisogna vedere se e come Veltroni porterà avanti la propria guerra contro Bersani. Ma è forte la sensazione che il momento della rottura definitiva tra veltronismo e dalemismo sia arrivato. E che il primo gruppo sogni la prospettiva del Kadima italiano in cui far entrare i centristi di vario tipo ed il secondo di costruire un partito in cui l’unico gallo a cantare sia solo Massimo D’Alema.



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