Gay, paura del normale

Mercoledì, 28 settembre 2005 - 16:47:00


di Alessandro Rimassa
I gay “target pubblicitario”? Sì, semplicemente perché esistono!

Provate a chiedere al vostro vicino di scrivania quale film ha vinto Venezia. Vi risponderà “Quello gay…”. Dimenticandosi che è un western, chi è il regista, chi sono gli attori.

Ora chiedetegli chi ha vinto gli Oscar: in un millisecondo snocciolerà titolo, cast, regia.

Perché in Italia nel 2005 il frocio calamita più attenzione di qualsiasi altra cosa. E lo dimostra l’attenzione richiamata dai cartelloni pubblicitari firmati Oliviero Toscani, in cui due uomini sul divano si danno una palpatina. In Francia è lo stesso: la metropolitana ha respinto una pubblicità in cui due uomini si baciano (sguardi sì, bocche no).

Sapete cosa fa paura? La normalità.

Contro Toscani si son scagliati i pudici: che però davanti al calendario lesbo di Controcampo non han aperto bocca. Già, vanno bene due ragazze che, dichiaratamente per gioco ed in modo provocatorio, si spogliano e si scambiano affettuosità. Me se anziché il porno va in scena una situazione abituale (il divano in salotto, un bacio casto…), allora i ben pensanti se la fanno sotto. Lo stesso è accaduto la scorsa stagione, con polemiche simili per la fiction “Mio figlio” con Lando Buzzanca su Rai Uno, solo perché un ragazzo all’apparenza normalissimo si scopriva gay. A lor signori van giù Platinette e Costantino della Gherardesca, Fabio Canino e Dolce & Gabbana. Ma se il gay è studente, operaio o impiegato, allora subentra il terrore.

Il punto è che, lo ha ribadito anche Alessandro Cecchi Paone settimana scorsa in una lettera al Corriere della Sera, i gay di oggi non sono né pervertiti né trasgressivi, ma semplicemente persone normali che vogliono avere una vita normale. Amandosi se possibile, costruendo il domani tra affetti e relazioni stabili: sono finiti gli anni ’80, il doversi nascondere, l’avere paura. Ma non si mina nessun modello di società preesistente, semplicemente a quello se ne accosta un altro diverso, nuovo. Soprattutto esistente de facto.

Eccoli allora i gay del 2005: esistono. Punto e basta. E film, tv e pubblicità li raccontano, li citano, a loro si rivolgono. Sono un target. Come quello degli anziani, dei bambini, delle donne, dei teen-ager, dei grassi, degli alti, dei sordi, dei denti bianchi. C’è davvero da aver paura?

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