Patrizia D'Addario a tutto campo: gli uomini hanno paura di me

Venerdì, 19 giugno 2009 - 10:50:00


Il 21 gennaio 2004 Patriza D'Addario, in arte Patricia Brummel, rilasciò una intervista alla ''Gazzetta del Mezzogiorno'' in occasione della presentazione del suo calendario. Ecco il testo di quell'articolo nel quale la donna ricostruiva i suoi rapporti con il celebre illusionista David Copperfield, con il mondo dello spettacolo, con Bari e con gli uomini.

ll calendario di Patrizia Brummel sarà presentato sabato alle 21 nella «Sala Murat dell’Hotel palace di Bari. Una donna camaleonte. Dopo aver visto più di 100 foto di Patrizia Brummel, una modella che lavora in teatro come trasformista, rinunciamo alla scelta. Abbiamo lei davanti agli occhi e nessuno dei ritratti è fedele al vero. Che stranezza! Dopo essersi fatta fissare il volto e il corpo (sic!) cambia subito l’aspetto, rendendosi irriconoscibile.

Per una volta, non usi trucchi: ci dica cosa vediamo...
«Una donna che è tornata a Bari, da un padre italo-americano di Chicago, che per amore dell’avventura è sempre stata in viaggio».

Non per svago. Lei è modella e illusionista. Da dove ritorna?
«Da Los Angeles, dove ho trovato l’elisir della mia vita artistica. L’America è fonte inesauribile di possibilità. In California mi sentivo libera nei mutamenti. Ho lasciato Tony, mio fratello che lavora in teatro come ballerino e assistente».

Lì la conoscono come Phoebe Barbieri, la concorrente erotica della Schiffer
«I giornalisti sono alchimisti che distillano oli pungenti. Io ho avuto un rapporto molto intenso con David Copperfield, ma solo come valletta nel suo fantastico spettacolo».

Lei ha un istinto ad esibirsi..
«È innato. A 5 anni giocavo alla bambina invisibile. Mi nascondevo negli armadi; mi sentivo superiore se potevo non essere vista, per una intera giornata ».

Strano comportamento...
«Sono attratta dalla simulazione e dalla dissimulazione. Mi facevo comperare i quaderni del Mago Silvan non per scriverci, ma per leggere i trucchi spiegati sulla copertina. Poi li perfezionavo».

Il repertorio?
«A 12 anni mi sono data il primo pubblico in famiglia, poi in parrocchia, dove potevo accanirmi a scioccare, sotto la luce dei proiettori. Risalgo nel tempo e ricordo che i giochi nuovi avevano costi sempre più alti, ragion per cui...».

Si è trovata un’altra rendita
«Con l’approvazione dei pubblicitari, ho fatto la modella in Italia e in America. Indossando di tutto, dai gioielli ai modelli, dalla pasta alla Coca Cola, continuavo a finaziare l’acquisto di giochi».

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