Il Pd a rischio anoressia

Mercoledì, 18 febbraio 2009 - 09:24:00


Di Aldo Turinetto

Il commento/ Uno schiaffo ai 'cacicchi'. Onore al coraggioso Walter

Dopo l'Abruzzo, la Sardegna. E poi l'Election Day, europeo ed amministrativo, del prossimo giugno. Un 2009 che potrebbe rapidamente e realisticamente consegnare al Paese un Partito Democratico assai "dimagrito" rispetto a quello concepito, e sulla carta disegnato, dai suoi fondatori. Un partito che, in poco più di anno, rischia seriamente di passare dalla "taglia" 30/35 alla taglia 15/20. Per ritrovarsi magari, prima o poi, drammaticamente ed irreversibilmente  "anoressico".

A meno che questa costante ed inarrestabile perdita di peso non conduca ad un recupero di lucidità, ad un improvviso ed inatteso ravvedimento. Non importa se più o meno provocato dall'opportuno e comunque nobile passo indietro di Walter Veltroni.

Sarebbe per la verità il primo ed unico caso in cui la cronica mancanza di appetito aguzza anche l'ingegno. Poiché però da questo Partito Democratico c'è da aspettarsi davvero di tutto, non va pregiudizialmente escluso che qualcuno dei suoi dirigenti, capaci di resistere come è noto a dibattiti interni di imprecisabile durata, chieda la parola per affrontare finalmente la Grande Questione, la Questione delle Questioni. Quella che, cogliendo per la prima volta la natura e la radice delle cose, sia al tempo stesso idonea a comprendere e spiegare le ragioni più profonde del declino insieme a quelle all'origine delle "fortune berlusconiane", presenti e future.

Ciò che più sorprende infatti e persiste nel sorprendere ogni osservatore e commentatore, più o meno autorevole, delle vicende politiche nazionali, è che l'intenso ed appassionato travaglio sperimentato e sofferto dal Partito abbia finora prodotto così poco rispetto al tanto che avrebbe dovuto e potuto generare.

Possibile infatti che solo agli ex Veltroni's boys, (cui va riconosciuto di essere politici navigati oltrechè abili conversatori e dotati di intelligenza superiore alla media), sia sfuggita e continui a sfuggire la dimensione della rivoluzione epocale in atto in questo Paese da circa quindici anni? Una rivoluzione a seguito della quale è profondamente cambiato il nostro modo di pensare, di sostenere e manifestare le nostre opinioni e convinzioni sia in forma scritta che parlata? Una rivoluzione che, in quanto tale, ha modificato la nostra identità e il nostro modo tradizionale di essere, esistere e relazionarci agli altri?

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