Il Pd di Franceschini crolla al 21,8%
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INTENZIONI DI VOTO
I risultati più clamorosi e per certi versi anche drammatici li riscontriamo nelle intenzioni di voto, dove con il 53,5% la coalizione di centrodestra ottiene il maggiore consenso dalle elezioni politiche ad oggi. Il PDL con il 42% raggiunge i suoi massimi storici, bene la Lega che si conferma al 10% e l'MPA sostanzialmente stabile all'1,5%.
Ma è proprio nel centrosinistra che misuriamo in modo pesantissimo l'effetto del combinato disposto delle elezioni sarde e delle vicende del PD. Infatti il partito, ora di Franceschini, si avvicina spaventosamente a quota 20%, ottenendo il 21,8%, perdendo quindi ben 4,5 punti, in parte avvantaggiando il partito di Antonio Di Pietro che ottiene l'8%. Di conseguenza è in crescita anche la Lista Pannella-Bonino che raggiunge il 2%. La coalizione teoricamente totalizza il 31,8%, ma tutta insieme non raggiunge il dato che il solo PD ha ottenuto alle politiche. La differenza tra i due schieramenti raggiunge il vertiginoso dato del 21,7%. Bene l'UDC di Casini che raggiunge il suo massimo dopo le politiche con il 6,2%, benino anche Rifondazione Comunista con il 2,5%, al palo i Comunisti Italiani con l'1,2%, 0,8% ai Verdi e l'1,5% al Partito Socialista. Per chiudere La Destra di Francesco Storace attesta il suo dato al 2%.
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Ultime due cose su Berlusconi che appare francamente imbattibile: grazie alla commistione tra i suoi meriti e la totale inadeguatezza degli avversari si è prodotta una miscela che lo ha riportato a essere "il re d'Italia", ma una lettura approfondita dei dati mette in evidenza due piccole crepe nell'enorme muro del consenso berlusconiano: l'economia e quindi la speranza e la fiducia nel futuro sono incarnate dal ministro più potente di questo governo, Giulio Tremonti che pur mantenendosi a livelli alti nei sondaggi e sopra la soglia del 50%, ha un trend opaco che non è legato alla sua specifica attività ma alla congiuntura generale. Sui temi internazionali, Frattini invece paga una serie di ingenuità fatte nella gestione della sua immagine, ma è evidente che con Bush era più facile. Terzo elemento: non c'è nessuna ragione legata all'attività del Ministro Prestigiacomo che possa giustificare tre punti in meno in un mese, ma nel mercato globale dell'informazione della politica è possibile fare paragoni e qualcuno comincia a domandarsi se le scelte fatte dal governo americano non possano essere una risposta alla crisi economica e alle paure che essa genera. Però non vedo nessuno ad oggi capace di allargare queste crepe e non esiste nessun segnale di falla, anzi semmai il contrario, il muro del consenso berlusconiano appare sempre più spesso e sempre più alto…fino alle prossime elezioni.
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