Parlamentari e consiglieri regionali

Doppia carica, doppio stipendio. Otto ex consiglieri regionali percepiscono il vitalizio derivante dalla permanenza in Consiglio regionale. A questa si deve aggiungere l'indennità di onorevole grazie alla nuova carica di parlamentare. Una vera e propria casta nella casta che vede otto ex consiglieri regionali promossi a Roma alla Camera o al Senato. Sono: Teresa Armato, Raffaele Calabrò, l'avellinese Vincenzo De Luca (da non confondere con l'omonimo sindaco di Salerno), Arturo Iannaccone (percepirà il vitalizio dal primo novembre), Cosimo Izzo, il beneventano Mario Pepe, Giuseppe Scalera e Domenico Zinzi. Quest'ultimo, peraltro, oltre all'incarico di parlamentare, è anche il presidente della Provincia di Caserta. I destinatari del doppio bonifico (o magari anche triplice) devono ringraziare una leggina varata in tutta fretta e, come di solito avviene in questi casi, senza troppo strepito al tramonto della prima legislatura dell'era Bassolino.
Il blitz risale al febbraio del 2005. Una norma che ha abrogato una precedente disposizione risalente alla seconda metà degli anni Novanta, all'epoca dell'amministrazione Rastrelli. Quest'ultimo precetto recitava testualmente: "L'erogazione dell'assegno vitalizio è sospesa qualora il titolare venga eletto al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o ad altro Consiglio regionale". I beneficati appartengono sia al Centrodestra che al Centrosinistra, confermando, ancora una volta, che l'etica in politica non è patrimonio di uno schieramento piuttosto che di un altro.
La percezione del vitalizio, peraltro, può essere anticipata al compimento del cinquantacinquesimo anno a patto che il destinatario sia stato eletto consigliere regionale entro la settima legislatura (quella attualmente in corso è la nona). E non manca la classica foglia di fico, a tutela di un pudore ormai quasi del tutto evaporato. Il regime attualmente in vigore prevede, infatti, che il vitalizio anticipato (a 55 anni) si può percepire solo se si hanno alle spalle due legislature. O meglio: non si può percepire per intero. Con una sola legislatura all'attivo si può ugualmente ottenere l'emolumento regionale, solo che quest'ultimo viene diminuito del 5 per cento per ogni anni di anticipo rispetto al limite ordinario dei 60 anni. La perdita per gli impazienti che proprio non ce la fanno a tirare a campare col solo stipendio di deputato o senatore ammonta al 25 per cento del vitalizio.
Si tratta di un boccone davvero amaro da ingoiare per i cittadini che vedono allontanarsi giorno dopo giorno di anni il traguardo della pensione. Un'iniquità che, riportata sotto i riflettori, ha fatto avere un sussulto di dignità anche a quei politici, che, in prospettiva, avrebbero tutto da guadagnare dall'anomalia campana. Il presidente dell'assemblea Paolo Romano fa sapere, infatti, che una proposta di legge per rimuovere lo sconcio "è già stata approntata all'interno dell'ufficio di presidenza". Prendendo atto delle buone intenzioni, ci sarà da verificare se la cumulabilità verrà effettivamente abolita.
Romano approfitta della vicenda del doppio emolumento per intervenire sui costi della politica. E in particolare sulle dimensioni del proprio staff. "La segretaria personale alla quale ho diritto per legge si compone attualmente di 11 unità, compresa la coordinatrice, invece delle quindici previste. Si occupano di mantenere i rapporti con gli assessorati, con le commissioni, con i consiglieri. Poi c'è il protocollo, la segreteria vera e propria. L'ufficio di Gabinetto invece, introdotto a giugno, è composto di sei membri, ma non può essere attribuito esclusivamente alla presidenza, bensì all'ufficio di Presidenza che comprende anche due vice, due segretari e due questori. Solo il capo di gabinetto è un esterno".


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