Parisi ad Affari: il Pd chieda il voto. No a governi tecnici o larghe intese

Giovedì, 5 agosto 2010 - 18:20:00


Arturo Parisi p
Arturo Parisi
"Quando la maggioranza viene meno, il rispetto del voto dei cittadini impone alla opposizione il dovere di denunciare che quel mandato non può essere più svolto e di prepararsi quindi a chiedere per sé un nuovo mandato a governare". E ancora: "Il dibattere di governi di intese più o meno larghe e di transizioni più o meno brevi mostra quanto sia all'indietro il cammino che abbiamo fatto". Il braccio destro di Romano Prodi, Arturo Parisi, sceglie Affaritaliani.it per strigliare il suo Partito Democratico e per contestare punto per punto la linea del segretario Bersani.

Silvio Berlusconi, il Pdl e la Lega sembrano intenzionati a votare in autunno. Il Pd è pronto ad accettare la sfida delle urne?
"Quale sfida? "Sembrano", ha detto bene. "Sembrerebbero" sarebbe ancora meglio. Al momento la prospettiva delle elezioni l'ho sentita infatti evocare al massimo come una minaccia. Se invece di muovere dalle sue convenienze e dalle sue paure Berlusconi muovesse dall'interesse del Paese avrebbe dovuto aprire ieri sera lui stesso questa prospettiva. Il voto su Caliendo, il primo espresso dalla nuova formazione del Fli, ha infatti definitivamente certificato che il governo non dispone piu' di una maggioranza. Al massimo dispone di una maggioranza "alla giornata", una maggioranza da verificare "volta a volta". Le sembra che, in tempi come questi, il Paese possa permettersi di essere governato da un governo con una "maggioranza eventuale"? Invece di minacciare e balbettare, il semplice limpido dovere di Berlusconi sarebbe stato uno solo. Recarsi dal Presidente della Repubblica e investirlo formalmente dell'accaduto, del fatto cioè che non il governo non dispone più della maggioranza che il voto degli elettori sembrava aver messo a sua disposizione, rimettendo quindi nelle sue mani il mandato di governo".
 
Se comunque si dovesse finire alle elezioni, il Pd sarebbe pronto ad accettare la sfida delle urne?
"Al momento sarebbe imprudente rispondere sì. E' pronto a raccogliere la sfida solo chi è pronto a lanciarla. E penso ad una sfida vissuta come l'adempimento di un dovere, come lo svolgimento di un compito, non come una minaccia da cortile, come un bluff dichiarato con la speranza che l'avversario non veda. In un sistema democratico competitivo chi si propone come alternativa deve rispettare il voto dei cittadini quando in maggioranza investono una coalizione e un governo del mandato a governare. Quando questa maggioranza viene meno, lo stesso rispetto del voto dei cittadini, impone alla opposizione il dovere di denunciare che quel mandato non può essere più svolto, e di prepararsi quindi a chiedere per sé un nuovo mandato a governare. Considerato che ieri Berlusconi non ha avuto né il coraggio né sentito il dovere di riconoscere la fine della sua maggioranza, sarebbe dovuta essere l'opposizione a recarsi dal Presidente per chiedere le dimissioni del governo. Non averlo fatto dice che se Berlusconi si sente debole, l'opposizione non si sente forte. Questa non è tuttavia una sorpresa. Da troppo tempo infatti il gruppo dirigente del partito ha abbandonata la linea retta che vede i governi nascere e morire tra i cittadini e lavora per una prospettiva che punta a restaurare la situazione che vedeva i governi nascere e morire continuamente in Parlamento. Già questo dibattere di governi di intese più o meno larghe, di transizioni più o meno brevi, di agende più o meno ricche, mostra quanto sia il cammino che abbiamo fatto all'indietro. E' tornata la politica! Il titolo che qualche giorno fa ho letto su un quotidiano voleva essere una campana a festa per ritorno alla democrazia dei partiti, cioè a dire dei capi partito, e una campana a morto per l'agonia della democrazia governante. E' giunto il momento che i riformatori facciano sentire la loro voce dentro e fuori del partito. Come tante volte in questi venti anni la scelta a noi difronte è ancora una volta tra restaurazione e riforma".

Se si votasse in autunno, il candidato premier sarebbe Pierluigi Bersani?
"Se il Pd si presentasse da solo mi sembrerebbe inevitabile. Così dice lo Statuto. Così ha deciso il cosiddetto congresso. Così ha convenuto il gruppo dirigente. Altra cosa sarebbe se, considerato che da solo il Pd fa poca strada, si dovesse invece dar vita ad una coalizione di governo".
 
Enrico Letta ha parlato di un'alleanza con l'Udc abbandonando l'Italia dei Valori. E' d'accordo?
"Assieme alle alleanze si dovrebbe discutere dei programmi e, prima ancora, del modello di democrazia che si intende proporre al Paese. Non ho difficoltà a riconoscere che tra il Pd e l'Idv esistono infatti importanti problemi irrisolti e differenze. Problemi irrisolti e differenze esistono tuttavia anche con l'Udc. Prima di proporre scelte mi farebbe piacere discuterne sia con gli uni che con gli altri, e inevitabilmente prima con gli alleati di oggi come di certo è per noi Idv, che con i possibili alleati di domani come l'Udc. Non vorrei assistere a un film nel quale quelli che ieri sostennero con più calore l'alleanza con l'Idv, e solo con l'Idv, diventano i paladini della rottura, senza che ai cittadini sia dato oggi di capire il motivo della rottura, così come non fu ieri adeguatamente spiegato il motivo della alleanza. Vedo infatti troppa confusione in giro. Sento qualcuno ipotizzare il varo di nuove leggi elettorali che impediscano la nascita di terzi poli, con l'aiuto - guarda tu! - del terzo polo che dovrebbe quindi lavorare contro se stesso. E sento altri immaginare governi guidati da Tremonti che dovrebbero far conto sul sostegno della Lega mentre puntano ad acquisire quello del nuovo centro unificato dalla rivolta antileghista".
 
E' ipotizzabile un'alleanza tra il Pd e il Fli di Gianfranco Fini?
"Chi sia Gianfranco Fini è noto. Dei futuristi conosciamo invece al momento solo il passato. Il passato remoto e quello prossimo che appena ieri Della Vedova ha ribadito in Parlamento. Il Fli è sostenitore di uno schema bipolare, e al suo interno è collocato comunque in quello di centrodestra. Non credo che si possa dire lo stesso per il Pd".
 
E Nichi Vendola? Che spazio potrà avere in una coalizione di Centrosinistra?
"Lo spazio di Vendola è fuori discussione. Nessuno potrebbe infatti mettere in discussione la sua appartenenza al centrosinistra. Neppure sul suo ruolo possono esserci discussioni. Chi potrebbe contestare infatti il suo diritto a proporsi candidato alla guida della coalizione in primarie della coalizione?".
 
E infine Romano Prodi. Lei che lo conosce bene, potrebbe giocare un ruolo in caso di elezioni anticipate?
"Il ruolo futuro di Prodi lo può decidere solo Prodi. La sua esperienza di governo, la sua competenza professionale, e direi la sua saggezza fanno comunque di lui un riferimento prezioso e autorevole per le scelte che il Paese ha di fronte. Chi, come me, ha avuto la fortuna di discuterne lungo molti decenni, fin da quando insegnavamo assieme a Bologna, sa che ha molto da insegnarci".

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