Il Papa perdona la donna che lo ha aggredito
Susanna Maiolo, la giovane donna svizzera che, la vigilia di Natale, ha fatto cadere il Papa nella Basilica di San Pietro ha potuto incontrare Benedetto XVI, per pochi minuti, in una saletta accanto all'Aula Nervi a conclusione dell'udienza generale del mercoledì. La ragazza aveva scavalcato le transenne della basilica vaticana, all'inizio della messa notturna di Natale, per raggiungere Benedetto XVI che si stava avviando in processione verso l'altare della Confessione. Era stata subito bloccata dai gendarmi vaticani ma aveva fatto in tempo ad afferrare il "pallio" del Pontefice, sbilanciando cosi' Papa Ratzinger e trascinandolo per terra, senza conseguenze evidenti.
Nel parapiglia era caduto anche l'anziano cardinale Roger Etchegaray, che riportava invece una frattura del femore, per la quale è stato operato al Policlinico Gemelli (dove sabato ha ricevuto la visita del Pontefice). Dopo essere stata fermata, la Maiolo, che gia' l'anno scorso aveva la transenna nella stessa occasione, per tentare di raggiungere il Papa (dichiarando poi la propria intenzione di graffiarlo sul viso), era stata accompagnata dagli uomini del Corpo della Gendarmeria all'Ospedale Santo Spirito e poi trasferita al reparto di psichiatria dell'ospedale di Subiaco (dove il 31 dicembre aveva ricevuto una visita del segretario del Papa, don Georg).
A carico della Maiolo è attualmente in corso un'istruttoria presso il Tribunale della Citta' del Vaticano, anche se il presidente di questo organo, Giuseppe dalla Torre, ha anticipato in dichiarazioni alla stampa la possibilità che sia ritenuta non imputabile a causa delle sue condizioni psichiche. Un'amica della giovane ha dichiarato in Svizzera che l'episodio del 24 dicembre scorso era stato pianificato da Susanna Maiolo che si era procurata il biglietto d'invito alla messa del Papa con un nome falso. Sabato scorso, a margine dell'apertura dell'anno giudiziario della Citta' del Vaticano, il segretario di Stato Tarcisio Bertone ha comunque ricordato, in merito alla vicenda, che "Benedetto XVI rappresenta un'autorità universale che annuncia il messaggio biblico e lavora per la pacifica convivenza di tutti", sembrando così voler escludere un atto di clemenza prima del completamento dell'iter in corso.



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