Non capisco la relazione...
Di Francesca Ribeiro
Benedetto XVI, in occasione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù, ha diffuso il suo messaggio, in cui si legge: "credo che l'impulso di andare oltre all’abituale ci sia in ogni generazione. È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande...La cultura attuale, in alcune aree del mondo, soprattutto in Occidente, tende ad escludere Dio...Voi giovani avete il diritto di ricevere dalle generazioni che vi precedono punti fermi per fare le vostre scelte e costruire la vostra vita".
I "punti fermi" cui hanno diritto i giovani, sono la fede in Dio, e i valori che provengono dal Vangelo. Io capisco che si possa dire ai giovani che i divertimenti, la ricchezza, il lusso, non sono le cose più importanti della vita, e che il desiderio di queste cose non debba allontanarli dalla fede in Dio e dai valori espressi dal Vangelo, però non comprendo perché il desiderio di un impiego sicuro, e quindi della possibilità di formare una famiglia, di crescere dei figli, di avere una casa propria, debba essere messo in relazione col fatto che la cultura attuale tenda ad escludere Dio.
Semmai, la paura di non avere un avvenire, l'ingiustizia sociale, l'impossibilità di fare scelte, possono costituire una tentazione ad allontanarsi dai valori del Vangelo.



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