Forniva notizie su vip/ Indagini, 'spiato' anche Nichi Vendola

Lunedì, 18 ottobre 2010 - 17:21:00


Ci sarebbe anche il Governatore della Puglia, Nichi Vendola, tra i personaggi noti 'spiati', attraverso accessi abusivi a banche dati della Gdf, da un finanziere in servizio a Pavia, arrestato e accusato di aver passato le notizie riservate al giornalista di Panorama Giacomo Amadori. A quanto si e' appreso, le indagini, coordinate dal pm di Milano Elio Ramondini e dal procuratore aggiunto Alberto Nobili,avrebbero accertato una corrispondenza tra alcuni articoli scritti da Amadori, anche su Vendola, e gli accessi abusivi effettuati dal finanziere. In totale, sarebbero 12 e tutti pubblicati nel 2009, secondo l'accusa, gli articoli firmati da Amadori e basati su informazioni prese dal militare abusivamente dalle banche dati. Tra questi anche il 'pezzo'dell'ottobre del 2009 intitolato 'Fisco e patrimoni, ecco quanto dichiarano gli Agnelli'. 
 
'E' una notizia che non mi suscita niente di speciale, ho sempre avuto impressioni molto forti di questa attenzione illecita nei miei confronti'. Lo ha affermato il leader di Sinistra e Liberta', Nichi Vendola, commentando la vicenda dell'agente della Gdf di Pavia che avrebbe rivelato informazioni riservate su personaggi pubblici a un giornalista di 'Panorama' utilizzando la banca dati della Finanza. "La macchina del fango ha cercato di colpire anche me -ha aggiunto Vendola ospite di 'Repubblica Tv- ma questa vicenda non cambia lo stile della mia lotta politica".

Intrusione negli archivi, finanziere ai domiciliari. Indagato un giornalista di Panorama

Fabio Diani, appuntato della Guardia di Finanza in servizio a Pavia, è stato posto agli arresti domiciliari su ordine del Gip presso il Tribunale di Milano Roberta Nunnari, per una serie di accessi abusivi agli archivi informatici delle Fiamme Gialle, "in violazione dell'articolo 615 ter del codice penale". Per il reato, precisa il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Pavia, che ha eseguito l'arresto, "è competente la Procura della Repubblica di Milano".

Sono infatti i pm milanesi Elio Ramondini e Alberto Nobili ad accusare il finanziere di aver poi passato informazioni riservate al giornalista di Panorama Giacomo Amadori, riguardanti una serie di noti personaggi. Amadori, stando a quanto si apprende, ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso nello stesso reato: accesso abusivo a sistemi informatici. Il giornalista è difeso a spada tratta dal direttore di Panorama, Giorgio Mulè, che definisce Amadori uno dei suoi "cronisti di punta". "Da quello che mi risulta ha fatto come al solito e al meglio il suo lavoro di cronista - dice Mulè all'Agi - tutte le informazioni  di cui aveva bisogno, e che ha ottenuto, sono state pubblicate sul giornale, quindi Amadori ha agito con la massima trasparenza e, ribadisco, solo facendo il suo lavoro".

Le violazioni degli archivi, almeno un migliaio, si sarebbero verificate tra il gennaio 2008 e l'ottobre 2009, quando Diani ha eseguito, non per motivi di servizio, "numerose interrogazioni al terminale, passando poi le informazioni riservate a terze persone". Le "informazioni riservate" riguardano, tra gli altri, componenti della famiglia Agnelli, Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, il giudice Mesiano, Beppe Grillo, Marco Travaglio e la escort Patrizia D'Addario. Informazioni riservate sarebbero state raccolte e fornite anche su Gioacchino Genchi, già consulente in vari procedimenti penali alcuni dei quali diretti dall'ex pm De Magistris.

Nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno quindi verificato la scansione temporale degli accessi ai sistemi di Diani e degli articoli di Amadori, molti in particolare sulla famiglia Agnelli. Rilevando una corrispondenza tra alcuni scritti del giornalista pubblicati da Panorama e le violazioni delle banche dati effettuate dal finanziere arrestato.

Ad accorgersi dei "comporamenti anomali" di Diani è stato lo stesso comandante provinciale della Guardia di Finanza di Pavia, Domenico Grimaldi. Per Diani anche l'aggravante di essere un pubblico ufficiale e di aver compiuto accessi a banche dati di interesse pubblico e militare. Ora rischia una condanna tra i 3 e gli 8 anni di reclusione.

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