Palestina, caos all'Onu
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Secondo il quotidiano Haaretz, durante i colloqui con la Ashton nei giorni scorsi, il premier Benjamin Netanyahu avrebbe detto di essere pronto ad accettare un avanzamento dello status palestinese, a patto che non si configuri come Stato. L'iniziativa della rappresentante di Bruxelles, tuttavia, e' stata criticata da alcuni Paesi europei, che le hanno rinfacciato di avere agito senza consultarsi e quindi senza effettiva autorita'.
A questa proposta si contrappone il blocco franco-spagnolo che sta portando avanti una campagna tra i Ventisette a sostegno del riconoscimento palestinese all'Onu. Parigi e Madrid puntano a far ottenere all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) - organizzazione madre di Fatah e dell'Anp - la stessa posizione della Santa Sede. In cambio, l'Autorita' nazionale palestinese (Anp) si asterrebbe dal presentare il ricorso al Consiglio di Sicurezza e dall'avanzare denunce contro Israele davanti al Cpi.
Da parte sua, Tony Blair, inviato del Quartetto, sta cercando di guadagnare tempo, in modo da far tornare a parlare israeliani e palestinesi e raggiungere un accordo sui parametri come base per future trattative. A questo scopo, ha proposto ai palestinesi di presentare una bozza di ricorso al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, il quale si impegna a presentarla lui stesso all'Assemblea Generale entro la fine della sessione corrente, che si conclude il 28 dicembre, se nel frattempo non saranno ripresi i negoziati.
A favore di un ritorno ai colloqui stanno facendo pressioni anche gli Stati Uniti, che hanno gia' annunciato il veto al Consiglio di Sicurezza qualora i palestinesi avanzassero la richiesta in quella sede. Un incontro dei rappresentanti del Quartetto (Usa, Russia, Ue e Onu) e' atteso per domenica a New York, ma le speranze che si concluda con una dichiarazione comune a sostegno di un ritorno al tavolo dei negoziati sono poche.



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