La "quasi" vittoria degli Usa

Lunedì, 2 maggio 2011 - 11:10:00

 

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Dopo dieci anni Osama bin Laden è stato preso. Non si nascondeva in una grotta sulle montagne afghane, né in un'oasi nel deserto. L'Emiro del terrore si era rifugiato in una villetta di Abbotabad, settanta chilometri a nord di Islamabad, Pakistan. Per dieci anni la primula rossa per eccellenza ha preso in giro la superpotenza americana. Dopo l'11 settembre era diventato il bersaglio numero uno da abbattere. La Cia, l'Fbi, l'Nsa e tutte le agenzie di spionaggio mondiali si erano messe sulle sue tracce. Era stata persino messa una taglia sulla sua testa nel caso qualche fedelissimo avesse deciso di farlo fuori. Ma tutti gli sforzi non sono serviti a nulla.

A toglierlo di mezzo è stato un commando di militari statunitensi. Una "quasi vittoria" sia perché Osama era latitante da dieci anni, sia perché gli americani sapevano da alcuni mesi la posizione del bersaglio. Perché non hanno agito prima? La Casa Bianca era spaventata. Che cosa sarebbe successo se avessero fallito nell'operazione? Che cosa sarebbe accaduto se quello individuato non fosse stato Osama ma un sosia, un trucco dei terroristi? Obama non si poteva permettere di fallire.

Una pallottola in testa ha risolto l'impiccio di un prigioniero eccellente. Un prigioniero che sarebbe dovuto essere portato negli Stati Uniti e messo davanti ad un tribunale. Slobodan Milosevic è morto di infarto prima che la corte internazionale dell'Aia emettesse un verdetto. Il blitz è stata una esecuzione per una persona che non poteva finire in un tribunale, né tantomeno a Guantanamo, base che Obama aveva promesso di chiudere e che invece continua a sopravvivere. Osama avrebbe potuto parlare liberamente dai tribunali riversando tutto il suo odio sugli americani. Sarebbe diventato un idolo, un martire. Ogni interrogatorio o deposizione si sarebbe trasformato in un sermone che i suoi adepti avrebbero ascoltato e diffuso.

Ora resta solo un fardello da scaricare: il corpo del terrorista. Seppellirlo sul suolo americano sarebbe uno smacco per tutte le vittime dell'11 settembre. Ogni buon patriota andrebbe sotto la Casa Bianca a protestare. La soluzione di gettarlo in mare è sembrata quindi la più logica, anche per evitare che nessun aspirante terrorista possa andare in pellegrinaggio.

Obama ha paura. Ha il terrore che questa vittoria gli si rivolti contro. È passata una settimana dal giorno della morte del Nemico numero uno e l'annuncio arriva solo adesso. Certo Obama ha voluto essere sicuro che il cadavere fosse proprio quello del terrorista, ma ha anche voluto prepararsi al dopo Osama. I siti jihadisti hanno già annunciato "terrore e sangue" per il Satana dell'Occidente. Attentati sul suolo degli stati Uniti, bombe sui voli e assalti alle ambasciate. Nelle sedi diplomatiche sono saliti al massimo livello di allarme. Obama riscuoterà la vittoria alle urne, ma gli Usa saranno in grado di sopportare il peso di questa "quasi vittoria"?

Tommaso Cinquemani

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