L'oroscopo dell'Italia

Mercoledì, 7 dicembre 2011 - 11:01:28


Di Gianni Pardo

Oggi siamo tutti intenti ad esaminare i provvedimenti di un governo-ferryboat, nel senso che ci dovrebbe traghettare verso un diverso futuro, ma quale sarà questo futuro?

Per il primo scenario, la manovra ha successo, considerando tale un periodo in cui i mercati si calmano, i titoli di Stati sono venduti con interessi stabilmente ragionevoli e nessun pericolo immediato minaccia il Paese. I provvedimenti richiesti dall’Europa e attuati da Monti avrebbero dunque funzionato. Ma è impossibile che rilanci l’economia una manovra che, salvo qualche piccolo taglio, è tutta sbilanciata dal lato di tasse e imposte, senza nessuna liberalizzazione del lavoro e senza nessuna riduzione del suo costo. Fino ad oggi non è cambiato il modello produttivo, anzi lo si è appesantito accentuando la pressione fiscale, mentre gli interventi sulla previdenza, pur positivi, produrranno i loro effetti nel corso del tempo.

Dunque, più che di un successo, si tratterebbe di un rinvio del problema. Il governo galleggerebbe, il popolo sospirerebbe e stringerebbe la cinghia, ma l’Italia rimarrebbe un Paese che regge l’anima coi denti. La situazione consentirebbe una tregua fino alla prossima fiammata emotiva dei mercati: e se ci siamo salvati stavolta potremmo non salvarci la prossima volta.

Per onestà e completezza di quadro bisogna prendere in considerazione l’ipotesi che il governo, dopo avere fatto contente le autorità europee, si renda conto che bisognava fare altro e abolisca molte norme sul lavoro, realizzi con l’accetta una riforma della Pubblica Amministrazione e della Giustizia, faccia dimagrire lo Stato e adotti provvedimenti improntati ad un “liberalismo selvaggio”, riuscendo così a rilanciare l’economia. Sarebbe bellissimo. Si darebbe al mondo la sensazione che l’Italia s’è rimessa a correre e tutto parlerebbe di speranza. Purtroppo, questa soluzione è fantascientifica: saremmo felici se Monti riuscisse ad adottarla, ma nessun governo si può permettere queste riforme. Gli italiani non le vogliono e sarebbero pronti alla rivoluzione.

La seconda ipotesi è che la manovra non abbia successo. I mercati, dopo un momento di perplessità, si lanciano di nuovo a vendere titoli di Stato italiani, proiettano i tassi d’interesse a livelli insostenibili e il Paese, anche a causa della manovra, accentua la sua discesa verso una drammatica recessione. L’erario, anche offrendo interessi usurari, non riuscirebbe a piazzare i suoi titoli sul mercato e saremmo al fallimento. Il governo cesserebbe i pagamenti di Bot e Btp in scadenza, le imprese fallirebbero a migliaia, i disoccupati sarebbero milioni in più, le conseguenze economiche di un tale fenomeno economico sono troppo numerose, complesse e gravi, perché valga la pena di descriverle. Diciamo soltanto che sarebbe una autentica tragedia nazionale, con conseguenze internazionali: la scomparsa dell’euro, in questo contesto, sarebbe un particolare irrilevante. Né si può ipotizzare un salvataggio  da parte dei grandi soci europei, come si è fatto per la Grecia: l’Italia è troppo grande e pesa troppo, perché qualcuno si possa far carico di salvarla. Non avremmo nessuna speranza.

A questo punto ha poco senso chiedersi se il governo cadrebbe o no, se si andrebbe o no ad elezioni anticipate. Sarebbe come discutere della teoria di Wegener durante un terremoto. Ci si troverebbero a far fronte a problemi che includono quello della fame e dei suicidi.

Questa catastrofe non rappresenta però la fine della storia. La Terra continua a girare e dopo avere descritto l’incubo, dopo avere toccato il fondo (oltre la fame e il suicidio non si può andare) sarà pur lecito sognare.

Il problema fondamentale dell’Italia è una totale ignoranza in materia di economia. A lungo si è predicato ai lavoratori che il salario non è “una parte dell’attivo dell’impresa”, ma “una variabile indipendente”, commisurata alle sue richieste. Del resto l’italianissima Costituzione dice che il salario deve essere “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. Si badi a quell’ “in ogni caso”.

Per le anime belle l’imprenditore non deve far impresa per arricchirsi, ma “per creare posti di lavoro”. E deve mantenerli anche se non gli rendono nulla e sono un peso economico.

Se ci siamo ridotti ad avere il più grande debito pubblico d’Europa è perché per decenni i nostri governanti (applauditi dagli italiani) non si sono curati della realtà. Per loro i debiti sono stati “qualcosa che si fa”, non “qualcosa che poi bisogna ripagare”. Se una grande impresa, un comune, una città, erano sull’orlo del fallimento, lo Stato interveniva e ripianava i deficit. Magari facendo debiti a sua volta. Gli italiani e i politici sono stati d’accordo nel concedere vantaggi sempre maggiori a tutti: pensioni dopo vent’anni di lavoro, cassa integrazione guadagni, medicinali gratuiti, mille e mille regali, come se lo Stato disponesse di fondi infiniti e l’economia dovesse andare comunque benissimo. Per virtù dello Spirito Santo.

Se questa è stata la mentalità, la speranza (o il sogno?) è che, dopo una indimenticabile tragedia nazionale, si impari la lezione. L’economia non è dominata dalla bontà, ma dalla Tavola Pitagorica. Il profitto dell’imprenditore non è un furto diabolico, è la fonte della ricchezza nazionale. La politica piena di generosità e di buone intenzioni conduce al fallimento.

Se tutto scoppia, la speranza è che gli italiani imparino che due più due fa quattro. Che perdano la mentalità comunista e comprendano che colui che vuole tenersi il suo non è più egoista di chi cerca di strapparglielo. Se cambiassimo mentalità, se invece di ubriacarci di morale ci ubriacassimo di razionalità, avremmo qualche speranza: e sarebbe il giorno più bello dal 1870.

giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it

 

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer


Bpm/ Gip, prestiti acampora su intercessione Messina e Brancher
undefinedundefined
undefinedundefined
Siria/ L'Italia espelle ambasciatore a Roma per strage Hula
Titoli Stato/ Spread Btp - Bund a 452 punti
Sisma Emilia/ Due morti fabbrica BBG Mirandola
Borsa/ Prosegue negativa -0,60% su aumento spread. Tonfo di Bpm -9,78%
Terremoto/ Seconda forte scossa consecutiva, masgnitudo 5.1
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Vuoi cambiare casa?

Tante offerte di immobili in tutt’Italia ti aspettano
Cerca subito!

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso