Abu Mazen: "A Gaza serve una forza di pace internazionale"

Sabato, 10 gennaio 2009 - 09:07:00


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Il presidente palestinese Abu Mazen ha chiesto la presenza di forze internazionali nella Striscia di Gaza. Non solo: Israele deve accettare il piano egiziano o altrimenti dovrà "assumersi la responsabilità del conflitto a Gaza". E' quanto ha detto il leader palestinese, Abu Mazen, in una conferenza stampa al Cairo, durante la quale ha sottolineato come il piano egiziano sia "l'unico modo per procedere verso la fine della crisi a Gaza". Poi Abu Mazen incontrerà il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier.

PIANO PER RITORNO DELL'ANP A GAZA
Un piano per rendere possibile il ritorno a Gaza dell'Anp e l'invio di osservatori internazionali: è a questo che stanno lavorando le diplomazie internazionali, secondo quanto riporta il Times di Londra. Il piano permetterebbe il ritorno dell'Autorità nazionale palestinese, guidata da Fatah, espulsa da Gaza 18 mesi fa da Hamas. Inoltre i diplomatici stanno valutando la possibilità che il triangolo all'estremità sud di Gaza, compreso il valico di Rafah con l'Egitto e quello di Kerem Shalom con Israele, venga posto sotto il controllo di osservatori militari turchi e francesi per fermare l'entrata di armi dall'Egitto a Gaza.

A Gaza riprendono gli aiuti delle Nazioni Unite

Le Nazioni Unite hanno annunciato la ripresa della distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto assicurazioni sulla sicurezza da parte di Israele. L'agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa), pur denunciando una situazione umanitaria "critica", aveva sospeso da giovedì scorso le sue operazioni a Gaza dopo che uno dei suoi convogli era stato colpito da proiettili d'artiglieria israeliani e un autista palestinese era rimasto ucciso. L'Unrwa ha ricevuto "assicurazioni affidabili che la sicurezza del personale dell'Onu, le sue installazioni e le sue operazioni umanitarie saranno pienamente rispettate". Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha ridotto venerdì le sue attività a Gaza dopo che uno dei suoi veicoli è stato bersaglio di tiri, apparentemente israeliani.

L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, vuole un’indagine "credibile, trasparente e indipendente" su quanto accaduto il 4 gennaio a Zeitoun, dove l’esercito israeliano avrebbe bombardato un edificio dove si trovavano 110 civili, di cui moltissimi bambini, uccidendo trenta persone. Secondo diverse testimonianze i civili erano stati condotti in quel luogo proprio dai soldati israeliani "che hanno ordinato loro di restare all’interno", riferisce un comunicato dell’ufficio dell’Onu per il coordinamento umanitario.

Soldati israeliani sono state avvistati alla periferia della città di Gaza dopo che all’alba sono avvenute nuove incursioni aeree a Khan Younis e Beit Lahiya. Un palestinese è rimasto ucciso venerdì sera nel corso di un raid aereo in cui è stato colpito un edificio nel campo profughi di Shati. Lo hanno reso noto fonti mediche locali, secondo le quale le vittime palestinesi dell'inizio delle operazioni sono "oltre 800". Hamas ha proseguito nel lancio di razzi contro Israele e ha affermato di aver colpito una base militare israeliana a 27 chilometri da Tel Aviv.

Il ministro degli Esteri palestinese, Riad Malki, ha denunciato Israele e Hamas per il "totale mancato rispetto" della risoluzione 1860 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, con la quale si chiede un immediato cessate il fuoco. Secondo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, Israele ha respinto la risoluzione Onu "perché non si sente rassicurata sulla possibilità che Hamas, che ha provocato questa tragedia violando la tregua, la smetta di riarmarsi e lanciare razzi". Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, si è rifiutata di indicare i tempi dell'operazione 'Piombo fuso', precisando però che non si tratta di una "occupazione".


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