Ondata di scioperi: medici e avvocati in piazza Tahrir
Giovedì, 10 febbraio 2011 - 16:14:00
Medici, avvocati, artisti, lavoratori dei trasporti pubblici, operai tessili: l'ondata di scioperi iniziata ieri continua a scuotere l'Egitto, nel tentativo di dare la spallata definitiva a Hosni Mubarak e per protestare contro i bassi salari. Cinquemila medici e studenti di medicina hanno abbandonato l'ospedale universitario di Qasr al-Ainy per marciare in camice bianco verso piazza Tahrir, dove si sono uniti ai manifestanti. "Non protestiamo per i nostri salari ma per la liberta'", ha assicurato Soha Mohammed, una dottoressa. Sempre nella centralissima piazza della Liberazione, luogo simbolo della rivolta contro il rais, sono arrivati circa tremila avvocati, che avevano sfilato in corteo dagli uffici del locale sindacato e chiedevano che Mubarak e il suo regime fossero messi sotto processo. Anche gli artisti e gli operai tessili si sono uniti allo sciopero, cosi' i lavoratori dei trasporti pubblici, compresi i conducenti degli autobus, paralizzando la mobilita' gia' in panne della capitale. Proteste sono scoppiate davanti ai ministeri dell'Aviazione civile, delle Telecomunicazioni e dei trasporti e del Consiglio supremo delle antichita'. Intanto, le ferrovie continuano a rimanere bloccate a causa dello sciopero di circa tremila operatori che va avanti da ieri. Un portavoce del ministero del Petrolio, Hamdi Abdel Aziz, ha riferito che duemila impiegati del settore stanno scioperando. Lavoratori del settore pubblico e privato sono scesi in strada anche in altre citta', come Ismailiya e Suez, dove ieri hanno incrociato le braccia seimila persone. A Nasr City, distretto del Cairo, i conducenti degli autobus hanno bloccato le strade con i veicoli pubblici, minacciando di non andarsene finche' non verranno aumentati i loro salari. Il vicepresidente egiziano, Omar Suleiman, ha messo in guardia i dimostranti contro gli scioperi e altri atti di disobbedienza civile, affermando che di fronte al caos generale le forze armate saranno costrette a intervenire. Un analogo ammonimento e' arrivato anche dal ministro degli Esteri, Ahmed Aboul Gheit, il quale ha avvertito che se scoppiera' il caos, "l'esercito dovra' intervenire per riportare il Paese sotto controllo".



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