Obama riconsegna l'Afghanistan ai talebani
Di Massimiliano Santalucia
Nell'annunciare il rientro di un primo contingente di soldati americani dall'Afghanistan Barack Obama ha evitato accuratamente toni trionfalistici. A differenza del suo predecessore Bush Jr, che alla vigilia della guerra civile in Iraq nel 2003 annunciò incautamente Mission accomplished (Missione compiuta), l'attuale inquilino della Casa Bianca non si è lasciato andare ad entusiasmi. 
Eppure Obama potrebbe avere qualche motivo valido in più per essere ottimista. Secondo fonti ufficiali americane al Qaeda in Afghanistan è stata quasi completamente smantellata e oggi la sua capacità di lanciare attacchi contro gli USA è praticamente azzerata. In particolare, grazie anche alla campagna di raids con i droni contro la retroguardia qaedista in Pakistan, i vertici del gruppo terrorista sono stati eliminati e oggi la sua nuova roccaforte si troverebbe nella penisola arabica. Sarebbe questo, insieme con l'avvicinarsi della campagna elettorale americana, il motivo alla base della decisione di richiamare in patria le prime truppe e di avviare i colloqui con i Talebani.
In realtà gli americani non se ne stanno assolutamente andando e quello in atto in Afghanistan è al massimo un parziale ridimensionamento. In Europa si esulta alla notizia che Washington ritira 30.000 uomini entro il 2012, ma ci si dimentica che nel paese asiatico ne restano 70.000; più del doppio di quanti non ve ne fossero ai tempi di Bush Jr.
Il punto è che, malgrado i colpi inflitti ad al Qaeda, Washington non può ancora permettersi di abbandonare un Afghanistan ancora lontano dall'essere stabilizzato. Gli americani dicono di voler lasciare il controllo del territorio alle autorità afghane, ma si tratta di una barzelletta poichè gli Usa sono i primi a sapere che le forze locali da sole non sono assolutamente in grado di fronteggiare la situazione. L'addestramento dell'esercito afghano ha registrato qualche progresso, ma quello della polizia è ancora in alto mare e comunque ci vorranno ancora degli anni prima di ottenere risultati soddisfacenti. Anche il programma finalizzato a convincere i combattenti Talebani ad abbandonare la lotta in cambio di finanziamenti e aiuti materiali per le loro tribù registra uno stallo e il governo afghano non sembra stia mantenendo le promesse con chi depone le armi. In questo contesto un ritiro su larga scala degli americani significherebbe rischiare un ritorno di al Qaeda e questo Washington non può permetterlo.
Interpellato da Affaritaliani.it il Professor Robert Singh, docente di studi internazionali presso il Birkbeck College della University of London, spiega che uno dei possibili scenari futuri potrebbe vedere un ritorno a una situazione simile a quella pre-11 Settembre, con la differenza però che questa volta non ci sarebbe al Qaeda. "Attraverso i colloqui che si stanno avviando con i Talebani Washington potrebbe puntare ad un accordo che le garantisca che al Qaeda non rimetta più piede nel paese e che permetta agli americani di mantenere una forza militare ridotta ma pur sempre ingente, pronta ad intervenire in caso di necessità", dice il Professor Singh. "In cambio i Signori della guerra afghana potranno continuare a controllare indisturbati il paese (ad eccezione di Kabul), come facevano un tempo, con buona pace dei diritti delle donne."
Si tratterebbe di una situazione simile a quella già vista in Iraq dove gli Usa si sono apparentemente ritirati ma tutt'ora mantengono ingenti forze militari pronte ad ogni necessità mentre la guerra civile nel paese continua. Grazie a questo scenario gli americani potrebbero diminuire lo sforzo militare (ridando fiato alle esauste casse dello stato) e allo stesso tempo continuare a perseguire i loro interessi nella regione, interessi che vanno be al di là della lotta ad al Qaeda.
Nel paese asiatico sono stati recentemente scoperti ingenti giacimenti di materie prime come litio, cobalto e rame. Inoltre la posizione geografica al centro dell'Asia ne aumenta l'importanza strategica tanto che, oltre agli Usa, sono coinvolti nella zona anche Cina, Pakistan e India. Impensabile che gli americani possano abbandonare questo scenario definitivamente solo perchè al Qaeda è stata colpita duramente.
Proprio attraverso rapporti con l'India Washington potrebbe sviluppare la nuova futura strategia nella regione. "Gli Usa potrebbero legarsi ancora di più a Delhi controbilanciando insieme la pressione di Pechino", spiega ancora il Professor Singh. "Allo stesso tempo Washington potrebbe decidere di ridimensionare i suoi rapporti col Pakistan. In fondo una volta che gli americani riducono l'impegno in Afghanistan e le rivolte arabe hanno minato l'ideologia quaedista nel mondo arabo non ci sarebbe più motivo d'interessarsi a quel paese".
L'avventura americana in quest'area strategica non sta arrivando alla sua conclusione, si appresta solo a entrare in una nuova fase. Obama lo sa e per questo non può ancora dire "missione compiuta"



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