Obama tende la mano al MO. Ma è panico tra gli alleati
Di Amir Taheri
L’amministrazione Obama si è offerta di dialogare con i nemici degli Stati Uniti in tutto il mondo e in particolare in Medio Oriente. Finora però l’offerta è stata raccolta da pochi.
L’Iran ha richiesto “sostanziali cambiamenti nella politica estera statunitense” come precondizione per il dialogo. La Siria vuole che l’America fermi l’indagine delle Nazioni Unite sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri e insiste sul ripristinare il proprio controllo sul Libano prima di “dialoghi sostanziali” con Washington. I talebani, dal canto loro, insistono sul “completo ritiro delle truppe straniere” dall’Afghanistan prima di prendere in considerazione il dialogo.
Bene, se i tuoi nemici non vogliono parlare con te, perché non provare a farlo con i tuoi amici? Questo però è precisamente quel che la nuova amministrazione non vuole fare perché potrebbe lasciar pensare che si stia proseguendo con le “politiche fallite” dell’amministrazione Bush.
In particolare, il presidente Obama non ha risposto ai messaggi d’auguri venuti dagli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente se non settimane dopo il proprio ingresso alla Casa Bianca. La leadership irachena ha dovuto aspettare tre settimane. Il presidente afgano Hamid Karzai ha atteso quaranta giorni. I leader di paesi tradizionalmente alleati come il Marocco, l’Egitto, la Turchia, la Giordania e l’Arabia Saudita non hanno aspettato tanto a lungo ma non hanno ottenuto nulla più che qualche chiamata “di protocollo” priva di contenuto politico.



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