"Obama e la Lega sono i vincitori del 2009"

Giovedì, 24 dicembre 2009 - 11:30:00


Di Francesco Cocco

Che cosa unisce Barack Obama e Umberto Bossi? E Putin e il Pd? Nulla, se non il fatto di essere i principali vincitori (i primi) e i più chiari sconfitti (i secondi) di questo 2009. Almeno, secondo l'analisi per Affaritaliani.it di due importanti politologi: Nicola Pasini per quanto riguarda l'Italia e Arduino Paniccia in riferimento allo scacchiere internazionale.

Per l'Italia, il 2009 è stato un anno agitato. Con il veleno, però, nascosto nella coda: l'aggressione dello scorso 13 dicembre al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Secondo Nicola Pasini, docente di Scienza Politica all'Università di Milano e direttore del Centro di Formazione politica, il giorno di Santa Lucia del 2009, è stato non solo il più breve dell'anno, ma "il più corto della Seconda Repubblica". Una notte lunga, quella del 13 dicembre, che un po' rispecchia questa fase della politica italiana. "Il vero protagonista del 2009 - spiega Pasini - è stato ancora la mancanza di un modello di democrazia competitiva e maggioritaria, in cui ci siano dei valori condivisi".


Dall'aggressione al premier a Milano ai litigi con Fini.
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Un'Italia spaccata e con una parte in lotta irriducibilmente contro l'altra, dunque. "Berlusconi è sempre il protagonista - osserva il professore -, nel bene e nel male. Da una parte è legittimato a governare, perché ha avuto una legittimazione popolare; e tuttavia porta con sé dal '94 l'anomalia del conflitto d'interessi... E' per questo che la frattura resta insanabile". Né vincitore, né vinto, dunque, secondo il politologo; ma in ogni caso, centrale nel sistema italiano. "L'attuale premier è amato da una metà e qualcosa in più degli italiani e odiato dall'altra, cosicché il sistema politico, ma anche il responso delle urne, rimangono congelati, senza alcuna mobilità". I giochi si riaprirebbero "solo nel momento in cui Berlusconi, che senza dubbio ha una sua elevata legittimazione popolare, dovesse uscire di scena".

Secondo molti, il primo ad attendere un passo indietro di Berlusconi è Gianfranco Fini. Da questo 2009, secondo Pasini, il presidente della Camera viene fuori "come una personalità forte dal punto di vista politico".  Ma potrebbe non bastare: "Il grosso problema è che si può essere ragionevoli e forti davanti all'opinione pubblica ma tutto ciò deve passare attraverso il consenso elettorale". In altre parole: "Se Fini dovesse scindere le sue sorti dal Pdl e da Berlusconi, la sua credibilità e la sua tenuta elettorale non sono certe". Perché il sistema italiano, è il pensiero di Pasini, resta bloccato intorno al Cavaliere.

Restano perciò velleitari, "sia i tentativi meritori compiuti da Rutelli, sia quelli un po' goffi di Casini". Entrambi, dunque, rimandati a settembre (chissà di quale anno). Chi invece esce vincitore anche quest'anno dal confronto politico è la Lega Nord. Secondo Pasini, il governo di Bossi è riuscito a rendersi protagonista giocando su due fratture: "Quella fra centro e periferia, certo, ma anche quella fra l'integrazione di etnie, religioni e culture diverse e una chiusura legata alla tradizione". Il grande successo del Carroccio è stato imporre i propri temi sempre al centro dell'agenda politica. "Ormai in alcune aree del Paese la Lega è in grado più del Pdl di rappresentare alcuni ceti in difficoltà come gli artigiani e in parte i professionisti e le piccole medie imprese".

A questo punto, Pasini si lascia andare ad una bocciatura senza appello. Secondo lo studioso, il "grande assente" nell'attuale scenario politico è il Pd. "Un partito - spiega Pasini - che si è chiuso in se stesso e ha guardato a un elettorato molto tradizionale, caratterizzato sostanzialmente dal settore pubblico e vicino al sindacato... Soprattutto la Cgil". Pollice verso anche per il nuovo segretario. "Non è stato finora il Pierluigi Bersani "ruspante" che ci si ricordava come ministro liberalizzatore". Anzi: "Nella campagna delle primarie, ha cercato di riportare a casa un elettorato più tradizionalmente di sinistra; ma una parte di quel popolo non c'è più: i dipendenti delle piccole imprese già passati con la Lega".

Un altro protagonista dell'anno che si sta spegnendo è secondo molti Antonio Di Pietro. Ma sull'ex pm di "Mani Pulite" il giudizio di Pasini è tranchant: "Se Berlusconi è un'anomalia per qualsiasi democrazia liberale, altrettanto si può dire per il partito di Di Pietro del suo partito". I due acerrimi avversari paradossalmente uniti? Secondo Pasini, sì. "L'Idv e il suo leader beneficiano molto della rissosità del sistema politico italiano, ma il giorno in cui Berlusconi decidesse di abbandonare la politica o avere un ruolo meno di prim'ordine, avrebbero poco da dire".

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