Obama in rosso, la guerra gli costa 4mila miliardi

Giovedì, 30 giugno 2011 - 14:33:00
Obama Cameron Barbecue 3


Venti esperti si sono riuniti e hanno fatto i conti in tasca all'amministrazione americana, scoprendo che le guerre oltremare arriveranno a pesare sulle tasche dei contribuenti per una cifra che si aggira fra 3.700 e 4.400 miliardi di dollari. Una stima ben piu' alta di quella del presidente Barack Obama, che aveva citato gli ingenti costi sostenuti in questo decennio - mille miliardi di dollari - per giustificare il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Nello studio, compiuto dal Brown University's Watson Institute for International Studies nell'ambito del progetto 'Costs of War', si sottolinea come Washington abbia sottostimato il costo totale, senza tenere in conto alcune voci che influiranno in futuro, come il pagamento degli interessi sul deficit - almeno altri mille miliardi di dollari - e i costi sociali dei veterani.

Tutto ha avuto inizio con l'11 settembre 2001: come si legge nel documento, il sequestro degli aerei di linea contro le Torri Gemelle e il Pentagono costo' ai 19 terroristi di al Qaeda fra i 400mila e i 500mila dollari, causando la morte di 2.995 persone e un danno economico pari a 50-100 miliardi di dollari. Da quell'evento sono scaturite le successive campagne militari in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Secondo il rapporto, per ogni vittima dell'11/9, altre 73 sono state da allora uccise. In termini di costi umani, infatti, le guerre hanno direttamente causato la morte di 224mila-258mila persone, inclusi 125mila civili in Iraq, senza considerare le vittime indirette, dovute in primis alla mancanza di un adeguato sistema sanitario, mezzi di sostentamento e acqua potabile. A queste, vanno sommati altri 365mila feriti e 7,8 milioni di sfollati.

Quanto ai risultati ottenuti, secondo gli esperti, questi sono ambivalenti. Strategicamente, Saddam Hussein e Osama bin Laden sono morti, ma Iraq e Afghanistan sono lontani dall'essere pacificati. D'altra parte, l'Iran ha guadagnato influenza nel Golfo e i talebani, nonostante la cacciata da Kabul, restano un forte ostacolo alla stabilizzazione dell'Afghanistan. Da un punto di vista economico, inoltre, le spese delle guerre potrebbero aver fatto lievitare di un mezzo punto percentuale annuo la crescita del prodotto interno lordo, un risultato tuttavia ampiamente controbilanciato negativamente dall'aumento del deficit.

Lo sforzo dell'istituto di dare una stima precisa del costo economico, politico e umano delle campagne militari in Iraq, Afghanistan e Pakistan si e' scontrato con la realta' di fatti difficilmente quantificabili. Sul bilancio finale pesano infatti fattori difficile da conteggiare, come gli interessi passivi e il costo sociale dei veterani, maggiormente esposti a problemi clinici e psichici. Arduo inoltre quantificare le vittime delle guerre, dal momento che le cifre si fermano alle morti dirette mentre per quelle indirette i numeri variano molto a seconda delle fonti, troppo arbitrarie per essere prese in considerazione.

La partecipazione degli Usa alla missione militare della Nato contro Muammar Gheddafi e' rimasta limitata. Lo ha chiarito il presidente americano Barack Obama, accusando i deputati che lo hanno criticato di aver montato un polverone per ragioni politiche.

GLI OMOSESSUALI - Barack Obama si e' detto soddisfatto per il risultato della "controversa ed emozionante" battaglia legislativa a New York, finita con l'approvazione della legge che autorizza i matrimoni tra gay. No comment da Obama sull'eventualita' di un a legislazione sulle nozze gay a livello nazionale: il presidente americano ha precisato di non avere intenzione di fare notizia esprimendo le sue opinioni sulla questione.

L'ECONOMIA - Un accordo sul debito è "urgente" per evitare un default con "conseguenze imprevedibili". Barack Obama striglia il Congresso: le differenze fra repubblicani e democratici possono essere colmate, tagli per 1.000 miliardi di dollari sono stati identificati. E ora bisogna chiudere, con il Congresso che dovrebbe seguire l’esempio di "Masha e Malia che fanno i compiti il giorno prima" e non all’ultimo minuto. Senza un accordo le vacanze, avverte Obama, salteranno: "io sarò qui e anche il Congresso".

All’attacco anche il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, che in una lettera ad alcuni senatori evoca Ronald Reagan e la sua richiesta di aumento del tetto del debito nel 1983. In pressing il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), secondo il quale un mancato aumento del tetto del debito causerebbe uno shock a livello globale. E una minaccia arriva da Standard & Poor’s: il rating degli Stati Uniti sarà immediatamente abbassato se sarà saltato il pagamento del 4 agosto. C’è bisogno di un “approccio bilanciato” per il piano di riduzione del deficit e del debito e i repubblicani dovrebbero accettare anche gli aumenti di alcune tasse. "Mantenere gli sgravi per tutti sarebbe bello, ma non possiamo permettercelo" afferma Obama nella sua prima conferenza stampa da marzo.

E torna a prendere di mira le agevolazioni per i più ricchi, che vanno eliminate perché molti americani della classe media "risentono ancora delle conseguenze della recessione". "È giusto chiedere di più alle società petrolifere e ai più abbienti". "Non voglio usare la strategia del terrore ma dal 2 agosto gli Usa finiranno gli strumenti a disposizione" per pagare i conti. "Nessuno vuole vedere un default degli Stati Uniti", i repubblicani "faranno quello che è responsabile". La ripresa statunitense procede lenta e si è indebolita, mette in evidenza il Fmi nel rapporto sullo stato dell’economia americana. Il Fondo promuove la Fed: la politica monetaria accomodante è adeguata. Alla fine di giugno terminerà il piano da 600 miliardi di dollari per l’acquisto di titoli di stato. Gli Stati Uniti devono attuare una politica di risanamento fiscale che non danneggi l’economia, osserva il Fmi. Obama condivide: "La riduzione del deficit e del debito deve essere parte di un pacchetto per la crescita dell’occupazione".

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