Obama mette in crisi l'Unione europea. Il governo spagnolo ad Affari: è caos
![]() Obama e Michelle |
L’annuncio del rinvio a data da destinarsi del tradizionale incontro che da vent’anni si tiene almeno una volta ogni dodici mesi ha colto di sorpresa i leader dei Ventisette. Dalla Casa Bianca hanno infatti fatto sapere che Obama "non ha mai pianificato" una visita a Madrid. Uno schiaffo per Zapatero e per l'Ue. Ma da Madrid ci tengono a precisare che non c'è alcuna tensione tra le due sponde dell'Atlantico. Anche perché giovedì Zapatero sarà a Washington per una cerimonia spirituale nella quale viene tradizionalmente invitato un ospite straniero, che quest'anno sarà proprio il presidente del governo spagnolo.
Indiscrezioni parlano piuttosto di una tensione all'interno dell'Ue e di una presunta rivalità tra il nuovo presidente stabile dell’Unione, Herman Van Rompuy, e il primo ministro spagnolo Zapatero, che sarebbe emersa sulla preparazione del vertice con gli Usa e persino sulla distribuzione dei posti a tavola alla cena con Obama e sua moglie Michelle. "Nessuna rivalità", tagliano corto dalla Moncloa. "C'è stata una spartizione di competenze e di ruoli. Da parte della presidenza di turno spagnola c'è stata la volontà di lavorare insieme all'Ue e alle nuove istituzioni per consolidarle. Al fine di lavorare in modo coordinato e complemantare, abbiamo aperto un canale di dialogo con Catherine Ashton (Mr Pesc, ndr) e Herman Von Rumpuy (presidente del Consiglio europeo, ndr) in questa fase di rodaggio".
L'Ue deve infatti ancora ingranare la marcia, capire insomma chi fa che cosa soprattutto dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona che ha previsto due nuovi ruolo, l'Alto rappresentante della politica estera e il presidente del Consiglio Ue. Non a caso a Copenaghen l’Amministrazione Usa aveva notato la confusione regnante all’interno delle istituzioni europee, recentemente messa a nudo anche dalla Francia. Mentre giganti come Usa, Cina e India erano rappresentati con il loro capo dello Stato, l’Europa si era presentata con otto o nove esponenti che si erano accreditati come leader, avvalorando la vecchia e abusata (ma in fondo efficace) frase di Henry Kissinger: “Quando devo chiamare l’Europa non so quale numero di telefono fare”.
Anche con il Trattato di Lisbona c’è un presidente del Consiglio stabile, una presidenza semestrale, un presidente della Commissione e un rappresentante per la politica estera. Più, ovviamente, i leader dei Paesi più influenti. Abbastanza per consentire a Obama di snobbare un vertice senza che sia chiaro a chi sia stato fatto lo sgarbo.
Lo sgarbo dell'Amministrazione Usa resta e conferma che l'Europa non è tra le priorità di Obama. Il presidente guarda all’Asia molto più che al Vecchio Continente e privilegia il dialogo con le potenze emergenti: la Cina, l’India, il Brasile piuttosto che con l’Europa, vista alla stregua di un gigante economico ma anche di un nano politico. Ne sarebbe prova – osserva ad esempio il Wall Street Journal - l’accordo con la Cina e altri Paesi elaborato in extremis da Obama al vertice di Copenaghen sui cambiamenti climatici. Un’intesa stretta senza preventive consultazioni con l’Unione Europea, che doveva essere la protagonista del summit.



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