E Obama salì sul ring...
Di Simone Comi - www.formazionepolitica.org
Rilancio dell’occupazione nel 2010 e risanamento dei conti pubblici nel 2011. Questi i due punti fondamentali per la politica interna presentati da Barack Obama al Congresso, e alla nazione intera, nel primo discorso sullo stato dell’Unione pronunciato da quando è arrivato alla Casa Bianca. Un programma ambizioso, che si rivelerà certo di difficile attuazione. Che sembra però aver riportato a Washington quel pathos politico persosi negli ultimi mesi tra sterili dichiarazioni d’intenti e comunicati stampa scarni, quando non di taglio puramente informativo.
Barack Obama ha posto a se stesso e alla squadra di governo nuovi traguardi per il prossimo biennio, come fece in campagna elettorale e nel discorso di apertura della sua presidenza. L’amministrazione sarà però impegnata a far fronte a 7 milioni di posti di lavoro volatilizzatisi negli ultimi due anni di crisi e ad un livello di disoccupazione che ha ormai superato una barriera inquietante negli Stati Uniti, quel 10% mai più raggiunto dopo il 1983. Quel corto circuito comunicativo che sembra essersi creato tra il presidente e l’opinione pubblica dopo l’ingresso alla Casa Bianca del neo inquilino Barack Obama potrebbe distruggere quanto di buono i Democratici hanno saputo presentare al paese in questi mesi.
La riforma del sistema sanitario e il sostegno alle banche e all’economia, misure che non sono state spiegate a fondo e percepite quindi dall’opinione pubblica come poco utili per il benessere del singolo cittadino, si sono rivelate in realtà un giusto compromesso tra il bisogno di riforme e la necessità di adoperarsi per salvare un settore fondamentale caduto in una crisi profonda.
Il programma di Obama per il prossimo biennio oltre che ambizioso, come già detto sopra, sarà articolato in più punti: riforma finanziaria, innovazione in campo energetico, incremento delle esportazioni e maggiori investimenti nel campo dell’educazione e della ricerca. Il successo dell’azione governativa potrebbe dipendere in buona parte dalla riforma del settore finanziario e dal raggiungimento degli obiettivi posti in campo commerciale. Nel discorso pronunciato davanti al Congresso il presidente ha sottolineato che, per sostenere la crescita dell’occupazione, gli Stati Uniti dovranno raddoppiare le esportazioni nell’arco dei prossimi cinque anni. Per far questo la Casa Bianca ha intenzione di utilizzare i 30 miliardi di dollari di fondi che gli istituti di Wall Street dovranno restituire al governo e Obama ha sottolineato che l’attuale amministrazione continuerà a proteggere l’economia del paese, imponendo, se servirà, tasse supplementari ai grandi istituti bancari o finanziari di Wall Street.
Queste iniziative serviranno a supportare le banche statali, o regionali, di modo che queste riescano, a loro volta, a concedere credito alle piccole e medie imprese, chiamate quindi ad essere il vero motore della crescita occupazionale. Allo stesso tempo la Casa Bianca lavorerà per cercare di ridurre, se non estinguere, il deficit di bilancio, attestatosi a quota 1.416 miliardi di dollari nel 2009 e previsto a 1.350 miliardi di dollari per l’anno 2010. Il presidente ha confermato che verranno congelate le spese pubbliche non urgenti, o indispensabili, e verrà creata una commissione, formata da membri di entrambi i partiti, per vigilare sull’andamento del programma di riduzione del debito pubblico. Resta da verificare quale sarà il futuro della riforma sanitaria ora che i Democratici hanno perso la maggioranza al Senato.
Barack Obama ha chiesto al Congresso riunito in sessione plenaria di completare l’opera di riforma e ha ammesso al contempo gli errori della Casa Bianca. Rivolgendosi ai Senatori repubblicani ha auspicato, se non un aperto sostegno, almeno un voto favorevole al progetto di riforma della sanità presentato qualche mese fa, a dimostrazione della volontà di non abbandonare quei cittadini che non riusciranno più a permettersi di pagare un’assicurazione sanitaria privata. Ugualmente il presidente ha chiesto un voto favorevole alla legge sul clima, così che possano essere incentivati l’efficienza energetica e l’utilizzo delle energie alternative o “pulite”. Entrambi i progetti sono bloccati al Senato e rischiano di rivelarsi un fallimento di non poco conto nel caso in cui non venissero approvati dai Repubblicani moderati, che fino ad ora si sono però schierati contro le iniziative della Casa Bianca.
Dopo una vittoria schiacciante alle elezioni presidenziali ed un primo anno carico di speranze, rivelatosi per certi versi più ostico del previsto, il presidente sarà ora costretto a cercare con sempre più convinzione l’appoggio delle ali moderate del Partito Repubblicano per poter dar vita alle riforme e agli interventi promessi agli elettori. Il discorso sullo stato dell’Unione potrebbe rivelarsi, mediaticamente, un buon trampolino di lancio per recuperare l’ appeal perso negli ultimi mesi, ma il futuro di Obama sarà legato maggiormente alla capacità dell’amministrazione Democratica di presentare progetti strutturati su linee guida condivisibili da entrambi gli schieramenti. Conquistare il voto Repubblicano al Congresso potrebbe rivelarsi la sfida più dura, e al contempo fondamentale, per tentare di conquistare un secondo mandato alla Casa Bianca.



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