Obama vede il Dalai Lama. E' guerra con la Cina
Il presidente americano non si è fatto intimorire, e nonostante gli appelli cinesi, ha incontrato alla Casa Bianca il Dalai Lama. L'America sfida il gigante cinese. Che non ha affatto mandato giù il boccone amaro.
Pace, armonia e valori umani, ma niente politica. Il Dalai Lama, a conclusione del suo incontro con Barack Obama ha riferito ai giornalisti i contenuti dell'atteso colloquio con il presidente statunitense. Da Barack Obama è venuto "forte sostegno" al leader spirituale per la questione dell'identità tibetana e dei diritti umani insieme all'"urgenza di un dialogo diretto" con la Cina sul Tibet, ha reso noto la Casa Bianca. E la reazione cinese non si è sfatta attendere.
Pechino ha convoca l'ambasciatore degli Stati Uniti a Pechino per protestare per l'incontro ed accusare Washington di "interferire con gli affari interni" cinesi. Poche ore dopo del colloquio alla Casa Bianca, avvenuto in forma privata e quando in Cina era notte fonda, il vice ministro degli Esteri Cui Tiankai ha convocato John Huntsman per esprimere "formali proteste" per l'incontro tra il presidente americano ed il leader spirituale tibetano. "La Cina esprime la sua forte insoddisfazione e risoluta opposizione" recita una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu dopo l'incontro, accusando Washington di avere "violato in modo grossolano le norme che regolano le relazioni internazionali" e di "sostenere le forze separatiste anti-cinesi che sostengono l'indipendenza del Tibet".
![]() Ecco l'unica fotografia dell'incontro diffusa sull'account di Flickr della Casa Bianca |
Il faccia a faccia non è stato pubblico, come nel 2008 con Bush. Niente giornalisti, niente photo opportunity, niente dichiarazioni, e si è svolto nella Map Room e non, ovviamente, nello Studio Ovale, l'ufficio dove i presidenti americani ricevono i leader internazionali. La cautela è una risposta alla rabbia della Cina che per settimane ha premuto perché l'incontro con il "separatista", il "lupo in abiti di monaco" fosse cancellato.
Ma il danno è fatto. L' incontro tra il presidente americano e il capo spirituale del Tibet è destinato ad aggravare la crisi nelle relazioni tra Cina ed Usa scoppiata alla fine dell'anno scorso. Tutti i predecessori di Obama hanno incontrato in passato il leader tibetano, che vive in esilio in India dal 1959, ma la Cina ha incrementato la pressione sui governi occidentali perchè non lo ricevano negli ultimi due anni, dopo la violenta rivolta che nella primavera del 2008 ha causato la morte di decine di persone nelle regioni a popolazione tibetana della Cina. Gli Usa danno invece credito al leader tibetano che da tempo afferma di essere favorevole ad una "vera" autonomia del Tibet e contrario alla violenza. Ma il Tibet non è solo l'unico motivo di attrito tra gli Usa e la Cina.
POLITICA INTERNAZIONALE - La Cina è insorta contro l' approvazione da parte del governo di Washington della vendita a Taiwan di armamenti sofisticati per un valore di 6,4 miliardi di dollari. Pechino rivendica la sovranità sull' isola, che è indipendente di fatto dal 1949. Secondo il governo taiwanese, Pechino ha oltre mille missile puntati contro l' isola. Gli Usa riconoscono la Repubblica Popolare come "unica" Cina mantengono stretti legami economici con Taiwan e sono obbligati da una legge, il Taiwan Relations Act, ad intervenire in difesa dell' isola in caso di attacco cinese. Sul piano internazionale il punto più delicato in questo momento è il disaccordo sul modo nel quale affrontare la questione del programma nucleare dell' Iran. Pechino si dichiara a favore della non-proliferazione nucleare ma fino ad oggi si è opposta ad un inasprimento delle sanzioni contro Tehran richiesta dagli Usa e da altri Paesi occidentali.
COMMERCIO E VALUTA - Gli Usa accusano la Cina di tenere artificialmente basso il tasso di cambio della sua valuta, lo yuan, favorendo le esportazioni e la crescita del suo già enorme avanzo commerciale. La Cina, che è il secondo detentore del mondo (dopo il Giappone) di Buoni del Tesoro americano, è preoccupata dall' indebolimento del dollaro e in dicembre ha effettuato massicce vendite dei titoli incassando oltre 34 miliardi di dollari. I due Paesi hano in corso dispute davanti all' Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) su una serie di settori tra cui l' acciaio, l' alimentare e alcune materie prime, accusandosi l' uno con l' altro di pratiche protezionistiche. Gli Usa lamentano anche lo scarsa protezione della proprietà intellettuale da parte di Pechino.
DIRITTI UMANI E INTERNET LIBERO - In gennaio, la compagnia americana Google, uno dei giganti di Internet, ha minacciato di chiudere le sue attività in Cina dopo aver scoperto di essere stata tra le vittime di attacchi cibernetici che hanno violato la sfera di privata di alcuni dei suoi clienti, tutti dissidenti cinesi e attivisti per i diritti umani. In seguito, il segretario di Stato Hillary Clinton ha aspramente criticato la Cina per la censura su Internet chiedendole 'spiegazioni' dei cyber-attacchi contro le compagnie americane. Il giorno di Natale del 2009, Pechino ha inflitto 11 anni di prigione al dissidente Liu Xiaobo, uno degli autori del manifesto pro-democrazia Carta 08. Clemenza verso Liu, uno dei più noti oppositori del regime cinese, era stata chiesta dal presidente Obama nel corso della sua visita in Cina, nel novembre dell' anno scorso.



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