La maggioranza degli americani delusa da Obama
La speranza del 'cambiamento' e la voglia di farla finita con George W. Bush sono stati gli elementi che 16 mesi fa portarono Barack Obama alla Casa Bianca. Ora la delusione per le aspettative tradite stanno affossando la sua presidenza. Secondo l'ultimo sondaggio Gallup quando è arrivato alla Casa Bianca Obama poteva contare sul 62 per cento degli americani; oggi i fedelissimi del presidente sono solo il 46 per cento. Otto americani su dieci si aspettavano da Obama una maggiore attenzione all'ambiente, oggi solo il 52 per cento ci crede ancora. Lo stesso è per la politica energetica: il 72 per cento nel 2009 si aspettava una svolta, un anno dopo sono solo il 43%. La pagella è negativa anche sul fronte della qualità della vita: il 62 per cento degli americani credeva che con Obama l'America avrebbe vissuto un'era di prosperità, solo il 38 per cento la vede ancora allo stesso modo.
Obama, nessuna crisi con Israele
Il presidente Barack Obama ha detto mercoledì che i rapporti tra Usa e Israele "non sono in crisi" ma ha sottolineato che il recente annuncio da parte di Tel Aviv della costruzione di nuove abitazioni a Gerusalemme Est "non è di aiuto" al processo di pace. "Israele è uno dei nostri alleati più stretti - ha detto Obama - abbiamo col popolo di Israele un rapporto speciale che non può mutare. Ma anche tra amici è possibile non essere d'accordo, a volte".
"Avevo inviato in modo specifico il vicepresidente Joe Biden in Israele per far giungere un messaggio di sostegno e di rassicurazione sulla mia convinzione che la sicurezza di Israele é sacrosanta e che abbiamo con Israele una ampia gamma di interessi comuni", ha detto Obama in una intervista alla rete televisiva Fox. L'annuncio israeliano del progetto di costruire 1600 nuove abitazione a Gerusalemme Est ha innescato critiche dal tono insolitamente forte da parte della amministrazione Obama nei confronti dell'iniziativa del governo dello stato ebraico.
"Le azioni annunciate dal ministro degli interni israeliano non sono state di grande aiuto al processo di pace - ha aggiunto Obama - Il premier Netanyahu lo ha ammesso e si è scusato". Il fatto che l'annuncio fosse avvenuto proprio durante una visita nella regione del vicepresidente Joe Biden progettata per favorire la ripresa dei colloqui di pace tra le due parti non ha contribuito a migliorare le cose. Il segretario di stato Hillary Clinton, nel corso di una burrascosa telefonata al premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha chiesto al governo israeliano una retromarcia sugli insediamenti oltre che azioni che lancino un segnale distensivo ai palestinesi. Il disappunto degli americani è stato comunque evidenziato dalla decisione dell'inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell di non recarsi più nella regione, come era invece inizialmente previsto, prima della riunione del Quartetto in programma per venerdì a Mosca.
Il premier israeliano si è scusato per il tempismo disastroso dell'annuncio ma la retromarcia sul delicato problema degli insediamenti e delle nuove abitazioni è una richiesta ancora insoddisfatta da parte della amministrazione Obama. Obama, nella sua intervista alla Fox, ha ribadito quanto sia importante "creare una atmosfera di fiducia" tra le due parti. Entrambe le parti, ha aggiunto l'inquilino della Casa Bianca, "devono ammettere che è nel loro interesse far progredire il processo di pace". Nell'intervista alla Fox, Obama ha toccato anche il tema del programma nucleare iraniano, che per Israele in particolare costituisce motivo di grande allarme. Il presidente americano ha ribadito a questo proposito che una delle "principali priorita" degli Stati Uniti resta quella di impedire a Teheran di dotarsi di un arsenale atomico.



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