Obama e la protesta di Wall Street: "La voce dell'America frustrata"
Le proteste contro Wall Street di scena in questi giorni a New York sono l'espressione della rabbia dell'opinione pubblica contro i comportamenti dei banchieri e della frustrazione nei confronti di un'economia stagnante. E' l'opinione del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che in una conferenza stampa alla Casa Bianca ha parlato delle manifestazioni ''Occupy Wall Street''.
''Le ho viste in tv e credo esprimano la frustrazione provata dal popolo americano. Alcune delle persone che hanno agito in maniera irresponsabile e ci hanno causato problemi sono ancora ai posti di vertice'', ha detto il presidente. ''I manifestanti stanno dando voce ad una frustrazione molto piu' vasta nei confronti del nostro sistema finanziario''.
Obama ha detto che con il progetto di legge di riforma di Wall Street la sua amministrazione ha compiuto seri sforzi per combattere l'irresponsabilita' del settore finanziario e ha negato di essere ostile per natura a Wall Street e al mondo degli affari. ''Ho detto in passato e continuero' a ripetere che abbiamo bisogno di un settore finanziario forte ed efficace per la nostra crescita'', ha detto il presidente.
"CINA MOLTO AGGRESSIVA, DANNEGGIA GLI ALTRI PAESI" La Cina ha portato avanti un gioco "molto aggressivo", volgendo il sistema commerciale "a suo vantaggio e a svantaggio degli altri paesi, in particolare degli Usa". Lo ha dichiarato in conferenza stampa il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, mentre il Senato Usa si prepara a esaminare una proposta di legge che punisca Pechino per la sua politica monetaria.
Obama e' abbastanza scettico sul testo e ha espresso il timore che possa confliggere con le norme della World Trade Organization. L'inquilino della Casa Bianca ha comunque definito "indiscutibile" che la Cina "intervenga pesantemente sui mercati valutari" per mantenere lo yuan sottovalutato e ha dichiarato che questa "manipolazione" e' un esempio di questo "gioco aggressivo. Il presidente Usa ha poi sottolineato che l'apprezzamento dello yuan finora operato dalla Cina "non e' abbastanza" e che le due superpotenze potrebbero avere delle relazioni commerciali vantaggiose per entrambi se "ognuno giocasse secondo le stesse regole".


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