Strage Utoya/ La Norvegia reagisce a testa alta. Ma è ancora la "terra delle fiabe"?

Sabato, 30 luglio 2011 - 17:50:00


di Massimiliano Santalucia

Norvegia anno zero. Quello che emerge dalla stupro di Utoya non è un paese a pezzi che tenta di riprendersi da una tragedia. Si tratta di una nazione che all’improvviso si trova costretta a ripensarsi daccapo, a chiedersi cosa è andato storto in una macchina politico-sociale fino a prima (apparentemente) perfetta. Da un lato cerca di reagire promettendo di non staccarsi da quei valori liberali e tolleranti che le hanno permesso di essere identificata all’estero come una “terra da fiaba”. Dall’altra deve però cercare di capire che cosa lo aspetta per il futuro e se la strage è frutto di un caso isolato o il sintomo di un male oscuro interno che potrebbe riesplodere.

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Apparentemente il paese ha retto meglio di come si pensasse. Alla compostezza della gente va aggiunto l’intervento tempestivo delle forze di sicurezza le quali, pur non avendo la preparazione tecnica di altre polizie europee, sono riuscite a gestire un’emergenza nuova e psicologicamente non facile. Inoltre i politici locali non si sono fatti sfuggire di mano la situazione facendo fronte comune e sottolineando come avrebbero reagito rafforzando ulteriormente le già avanzate istituzioni democratiche. Malgrado le dimensioni della tragedia, sul piano politico la democrazia e la stabilità della Norvegia sembrano tutt’altro che a rischio.

Come spiega ad Affaritaliani.it il Professor Jakob Stougaard- Nielsen, docente di studi scandinavi presso l’University College of London, non si può parlare di un’ondata di estremismo che rischia di travolgere la Norvegia e la Scandinavia. “Sebbene a partire dagli anni ottanta l’attività dell’estrema destra sia sicuramente aumentata, nel complesso questa non ha però mai raggiunto livelli preoccupanti. Inoltre le misure anti-terrorismo adottate anche in Scandinavia negli ultimi tempi hanno impedito ai gruppi di fanatici di qualunque indirizzo politico e religioso di organizzarsi”, dice il Professor Nielsen. Ma è soprattutto sul piano sociale e culturale che la tragedia di Utoya rischia di lasciare le sue cicatrici più profonde. Gli attentati messi a segno da Breivik comunque hanno pregiudicato l’immagine della Norvegia come quella di una terra immune al fanatismo e, anche se il gesto sembra essere l’opera di un folle isolato, pone interrogativi su come certe idee possano aver fatto presa.

“In realtà la Scandinavia non è assolutamente una terra immune alla violenza, anzi”, spiega ad Affaritaliani.it il Professor Andrew G. Newby, docente di studi culturali presso l’Università di Helsinki. “I paesi nordici hanno sempre avuto a che fare con la violenza. Basti guardare alle recenti sparatorie nelle scuole finlandesi oppure agli omicidi politici in Svezia; da quello dell’ex-primo ministro Olof Palme nel 1986 a quello dell’ex-ministro degli esteri Anna Lindh nel 2003. Non dimentichiamo poi che la nascita della nazione norvegese nel XIX idealizzava la figura del cittadino norvegese ideale e in Svezia negli anni venti si fece addirittura ricorso alla eugenetica per cercare di creare una tipologia di cittadino standard. In un simile contesto non è impossibile pensare che un singolo individuo possa giungere a credere che il norvegese tipo risponda solo a dei criteri ben specifici”.

I timori che una degenerazione di questo tipo possa attecchire anche in altri paesi è forte, anche perché il memoriale del terrorista ha rivelato quanto fossero forti i suoi legami con altri estremisti europei. In Gran Bretagna, dove Breivik aveva molti contatti, la stampa chiede che la polizia tenga sotto osservazione anche l’estrema destra e non si concentri solo sul radicalismo islamico. “E’ un fenomeno che va ben al di là dei paesi nordici”, spiega ancora il professor Newby. “In Europa l’estrema destra è riuscita a far passare l’idea che su temi come l’immigrazione le loro 'legittime' preoccupazioni siano state ignorate a causa di una pervasiva cospirazione di sinistra che ha egemonizzato il tema. Ora ne vediamo gli effetti anche nei paesi nordici”. Quali che siano gli sviluppi di questo fenomeno in ogni caso a breve termine la tragedia di Utoya non dovrebbe registrare particolari sconvolgimenti sul piano politico nazionale. “Probabilmente i laburisti vedranno accrescere la simpatia nei loro confronti mentre il conservatore Partito del progresso potrebbe essere penalizzato dal fatto che Breivik era un suo ex-iscritto”, spiega ancora il professor Nielsen. “Inoltre credo assisteremo a un maggior coinvolgimento dei cittadini nei processi democratici della società”.

Sul lungo termine però non è possibile azzardare previsioni su quali saranno le conseguenze della strage. Tuttavia, a giudicare da come il paese ha reagito e dalla solidità delle sue istituzioni, sembra difficile pensare che la Norvegia del futuro possa essere diversa da quella che conosciamo. La cicatrice di Utoya resta e anche le idee fomentate dagli estremiste torneranno a farsi sentire. Ma il paese va avanti, e lo fa poggiando su gambe che sono ancora solide.

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