Il "sacco" del Nord
Di Pietro Mancini
"La Campania è una regione sotto-finanziata, in termini di spesa pubblica. Ma, al tempo stesso, partecipa - eccome! - al saccheggio del Nord. In che modo? Sprecando risorse per servizi pubblici poco efficienti e facendo registrare tassi di evasione fiscale elevatissimi". Nel suo nuovo libro, "Il sacco del Nord", il sociologo Luca Ricolfi ha riacceso il dibattito sul Mezzogiorno dove, secondo il saggista, si registra un tenore di vita più alto di quello del Settentrione, se si tiene conto del valore economico delle ore non lavorate. Profondamente deluso da Bassolino, Ricolfi nega che il suo volume sia in manifesto leghista. Ma auspica una discussione, seria, sulle esigenze concrete della Campania, tra i due candidati alla Presidenza della nuova giunta, De Luca ( PD ) e Caldoro ( PDL ).
Invece, sinora, Vincenzo De Luca ha preferito innescare una polemica tanto pericolosa quanto sbagliata e offensiva, per i tanti elettori non di sinistra, sostenendo che da una parte ci sarebbe lui, rinviato a giudizio ma corretto, mentre dall'altra ci sarebbero gli amici dei camorristi e dei casalesi, narrati dallo scrittore Roberto Saviano (vicino al Partito Democratico). Eppure erano iscritti al PD di Castellammare di Stabia sia il consigliere comunale assassinato lo scorso anno, sia il killer del politico, affiliato alla Camorra.
Nel partito di Bersani - tanto in Campania quanto nel resto del Mezzogiorno - dovrebbe esserci spazio, oltre che per i politici di professione, rimpianti (a torto) dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, anche per quanti, al di là dei casi dei singoli, intendano fare del garantismo e del motivato "niet" della politica ad appiattirsi sui provvedimenti giudiziari una grande questione nazionale, da discutere seriamente, in Parlamento e in tutto il Paese, e in modo approfondito. Basta con le divisioni strumentali tra i difensori dei presunti collusi con i clan e i tifosi del tintinnio della manette ai polsi degli avversari politici.
E sbagliano coloro che, come Antonio Di Pietro, chiedono la cacciata di Guido Bertolaso, ma promuovono De Luca - così come candidano, in Calabria e in Puglia, gli inquisiti Loiero e Vendola - escludendo solo Bassolino. Come ha osservato non Stefano Caldoro bensì un dirigente storico della sinistra, l'ex europarlamentare napoletano dei DS,il prof. de Giovanni, negli ultimi 16 anni, è stato creato un sistema di potere clientelare e affaristico in Campania. Nel Mezzogiorno dei " cacicchi " progressisti - come ha documentato Luca Ricolfi- ogni anno, vengono sottratti almeno 50 milioni di euro alle regioni più produttive ( Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte ). E, se continuerà a dissipare quanto riceve dallo Stato e dalla UE, il Sud resterà debitore rispetto al resto del Paese e non riuscirà a trainare la crescita economica. come ha auspicato il governatore di Bankitalia, Draghi.
E De Luca ha governato Salerno, anche creando clientele, imbarcando costosi consulenti, eccetera. Lo hanno denunciato l'europarlamentare dell'Italia dei valori, Luigi de Magistris, e il dirigente della Cgil salernitana, Morrone, che non voteranno per il nemico di Bassolino. E come fa, invece, ad arrampicarsi sugli specchi Tonino Di Pietro, giustificando il voto del suo partito-famiglia a don Enzo, inquisito come don Antonio da Afragola? Per De Luca (sindaco di Salerno dal lontano 1993, senza mai dimettersi da deputato.) non si può parlare di discontinuità, solo perché - si sostiene - almeno ha amministrato la sua città con efficienza. E non ha aperto costose e inutili sede di rappresentanza a New York e non ha investito, prima di lasciare per sempre Palazzo Santa Lucia - come ha fatto il dissipatore dei fondi regionali, Bassolino - 240mila euro per bandire un fondamentale concorso per gli "assistenti alle cenette".



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