"Noi della Lega, i più presenti al Parlamento europeo"

Sabato, 25 giugno 2011 - 13:00:00

 

Oreste Rossi

Di Tommaso Cinquemani

"Ho scelto di essere così presente a Bruxelles perché la gente che mi ha votato vuole essere rappresentata al meglio", così Oreste Rossi, europarlamentare della Lega, commenta in esclusiva per Affaritaliani.it la notizia che lo vede come il deputato più presente a Bruxelles. "Io sono pagato per fare l'interesse del mio territorio e in questo caso il mio territorio è tutta l'Italia. Le norme che vengono approvate qui sono recepite direttamente da Roma e incidono sulla vita delle persone". E sulle divisioni tra i partiti: "A Bruxelles si lavora bene, non c'è quello scontro di odio partitico che c'è in Italia"

Lei si è posizionato al primo posto tra i deputati italiani in termini di attività e presenze al Parlamento Europeo dal giugno 2009. Un impegno che altri suoi colleghi non hanno profuso...
"Se uno ha voglia di lavorare deve essere qui, a Bruxelles. Questo ha dei pro e dei contro: da un lato significa seguire tanti provvedimenti e cercare di far passare delle richieste che magari arrivano da associazioni di categoria, ad esempio da quelle di tutela per i disabili. Dall'altro si è poco sul territorio. Io ho fatto una scelta: voglio essere qui perché la gente che mi ha votato vuole essere rappresentata".

La Lega si è distinta per essere molto critica rispetto all'Europa, spesso definita come un organismo inutile e dispendioso…
"Proprio per questo siamo qui. La Lega è la delegazione più presente al Parlamento europeo. Questo perché noi vogliamo cambiare le regole da dentro. Noi della Lega siamo Eurocritici, non Eurocontrari. Se uno non è qui a difendere gli interessi della nostra gente.... andare in giro a parlare è facile, ma poi non porta risultati. Invece seguire i lavori in Commissione paga. Lavoriamo in team nell'interesse del Paese, di tutta l'Italia".

Quali sono state le sue battaglie a Bruxelles?
"Io ho fatto molte battaglie per la difesa dei disabili, dei malati di epilessia, di chi soffre di malattie rare. Lavoro in Commissione Sanità, ma mi occupo anche di ambiente e agricoltura. Ascolto tutte le associazioni di categoria, che possono andare da Confindustria alla Lega Antivivisezione. Per ascoltarli tutti lavoro anche nella mia 'settimana verde', quella in cui potrei starmene in Italia".

La soddisfazione più grande?
"Credo che sia aver visto approvata in toto, in Commissione Sanità, la mia relazione sul programma per la disabilità nei prossimi dieci anni. Ho fatto un grosso incontro a Torino con 175 associazioni e ho fatto un riassunto delle loro richieste. Ad esempio abbiamo approvato il riconoscimento della lingua dei segni, che poi è il linguaggio che chi non può parlare usa per comunicare. Mentre in Italia i non-udenti manifestano ma non vengono ascoltati, noi in Europa abbiamo fatto qualcosa per loro".

La Lega nasce e trae la sua forza dal legame con il territorio. Qui a Bruxelles come fa a lavorare per i suoi elettori?
"Con il mio lavoro riesco a fare qualcosa che mi viene richiesto dalla mia regione. Io sono pagato per fare l'interesse del mio territorio e in questo caso il mio territorio è tutta l'Italia. Mi dispiace solo che poi in patria non esca niente di tutto il lavoro che facciamo qui a Bruxelles. Anche perché le norme che vengono approvate qui, tra due o tre anni, senza nemmeno che il Parlamento possa metterci mano, sono recepite dall'Italia e incidono sulla vita delle persone".

Come si lavora al Parlamento Europeo, le tensioni tra partiti si avvertono come a Roma?
"Non c'è uno scontro esagerato perché il novanta per cento degli argomenti che trattiamo non sono questioni strettamente politiche. Non c'è guerra tra parlamentari di gruppi diversi. Spesso si riesce ad arrivare ad un accordo con tutte le formazioni. Non ci sono quelle faide di odio partitico che ci sono in Italia".

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