Noemi, tutti gli errori di Berlusconi
Di Aldo Turinetto
Nel Ballarò di martedì sera si è avuta puntuale conferma che il caso Noemi non soltanto non si sgonfierà ma piuttosto monterà. E ciò non tanto a causa di Repubblica ma per la persistente debolezza della strategia difensiva del premier e di quanti vengono di volta in volta chiamati maldestramente ad aiutarlo. Che si tratti di Bondi, Rossella e Belpietro. O di Rotondi, Romani e delle stesse Laura Ravetto e della new entry Lara Comi. A dir poco mandati allo sbaraglio nei diversi salotti televisivi nazionali e locali. Senza alcuna istruzione ed accortezza preventiva se non quella di fare a gara nel dimostrare chi sia più fedele e vicino alle difficoltà sperimentate dal loro assistito. Al punto da consentire ad un Maurizio Crozza meno ironico del solito di chiedersi ciò che molti altri presumo comincino a pensare. "Come fate a difendere sempre e comunque il vostro capo? E a non essere neppure sfiorati dal dubbio che nella vita qualche debolezza o qualche errore se li sia potuti concedere anche lui?". Domanda alla quale un Bondi in evidente imbarazzo non ha saputo o potuto rispondere.
Fossi in Niccolò Ghedini, cui ritengo sia stato affidato il coordinamento dell'unità di crisi costituitasi attorno al caso, valuterei seriamente l'ipotesi di rivolgermi ad una struttura esterna di consulenza in comunicazione. Meglio se documentabilmente specializzata nel cosiddetto Crisis Management. Che non è una scienza esatta ma il riferimento storico ad un'ampia casistica relativa ai comportamenti da adottare in situazioni che rischiano fortemente di danneggiare l'immagine di un'impresa, di un'istituzione o di una persona. Anche qualora quella persona si chiamasse Silvio Berlusconi.
I motivi per i quali, come ho già sostenuto, il Noemi/Gate è inevitabilmente destinato a montare piuttosto che a sgonfiarsi risiedono proprio in questa trascuratezza o manchevolezza. Quella di non aver nemmeno pensato, e ciò a far data dall'annuncio di Veronica Lario di volersi separare dal marito, di interpellare qualcuno che con vicende di questo tipo avesse una qualche dimestichezza. Oltre a godere del beneficio di essere fuori dalla mischia. In alcun modo cioè coinvolto politicamente o emotivamente nella vicenda. E come tale nella condizione e situazione ideali per valutare in modo sereno e distaccato il da farsi. Calandosi nei panni altrui piuttosto che in quelli del proprio assistito. Come da sempre abitualmente fanno i buoni avvocati. Che elaborano le loro migliori strategie difensive partendo dal presupposto che il loro cliente sia colpevole e non innocente. A maggior ragione qualora non dispongano di prove documentabili circa la loro estraneità a quanto contestato.



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