Nobel per la Pace, Pechino: "Una farsa tribale"
Una "farsa" tribale. La cerimonia di conferimento del Nobel per la pace, che vedrà oggi l'assenza del premiato Liu Xiaobo, e' definita cosi' dalla stampa cinese di Stato. "E' inimmaginabile - si legge sul Global Times - che una simile farsa, simile ai riti tribali, venga inscenata nel civilizzato continente europeo. "Quello dei norvegesi", aggiunge il quotidiano, "non è un compito facile. Devono ignorare i segnali di drastici cambiamenti e progressi sociali della Cina, nel tentativo di convincere se stessi che le le "tenebre" siano reali". Il Quotidiano del popolo parla, dal canto suo di "imbarazzo inedito" del comitato di Oslo. "Questi signori che grazie alla fama del Nobel e al sostegno di alcune delle potenze accidentali otterranno un'ovazione. Si sbagliano!". Circa venti nazioni non parteciperanno alla cerimonia di oggi in Norvegia. 
Liu Xiaobao
WALESA, "SO CHE SIGNIFICA. IO NON POTEI PARTIRE. CON GORBACIOV VOLEVAMO FARE GRUPPO PER RAPPRESENTARE LIU XIAOBO" - "Noi Nobel per la pace dovremmo fare qualcosa, lanciare un'iniziativa sul caso Liu Xiaobo, la Cina ha bisogno di riforme, anche se con la dovuta lentezza". E' l'opinione di Lech Walesa, padre della rivoluzione polacca e premio Nobel per la pace, in un'intervista a La Repubblica. Come l'attivista cinese, anche Walesa non pote' partire per ritirare il premio. 'Io allora lottavo per la liberta' con ogni metodo non violento - afferma - anche con il Nobel. So cosa vuol dire non poter partire o temere per chi parte a nome tuo. Pensai che il regime avrebbe potuto non farmi tornare, li conoscevo'. Parti' al suo posto la moglie. 'Se avessero impedito il rientro alla madre dei miei figli, sarebbe stato uno scandalo troppo grave', aggiunge. Walesa racconta che, in occasione di un incontro tra Nobel per la pace in Giappone, insieme a Gorbaciov avrebbe voluto organizzare un gruppo per rappresentare Liu Xiaobo ma sia il leade polacco che quello russo sono stati fermati da una malattia. Nei confronti della Cina, Paese in cui il 'comunismo e' fallito', Walesa propone di 'presentarsi uniti come europei, poi, insieme agli Usa per sedersi al tavolo con la Cina. Solo cosi' Pechino ci prendera' sul serio e avviera' un dialogo. Sono un amico di quel Paese ma se non cambia, non potra' avere un rapporto con noi'.
TENSIONE A PECHINO, RAFFORZATI CONTROLLI POLIZIA - Tensione a Pechino nel giorno della cerimonia per la consegna del Premio Nobel per la Pace al dissidente Liu Xiaobo. I servizi televisivi trasmessi sulla vicenda da Bbc, Cnn e altri network stranieri risultano oscurati mentre sul web la censura e' pressoche' totale: i siti delle stesse testate sono irraggiungibili da giovedi', quello della Commissione per il Premio Nobel e' bloccato da settimane. Ma Pechino non ha messo in campo solo misure di sicurezza virtuali: in citta' si vedono molte piu' pattuglie di polizia del solito, soprattutto in zone 'sensibili' come Piazza Tien An Men.
Numerosi poliziotti in borghese presidiano la casa dove due mesi fa la moglie di Liu Xiaobo, Liu Xia, e' stata sottoposta agli arresti domiciliari subito dopo l'assegnazione dell'onorificenza e le forze dell'ordine hanno allontanato un gruppo di diplomatici tedeschi che voleva incontrare la donna. Tutti i relatori cinesi - soprattutto avvocati esperti di diritti umani - invitati al "Rule of Law Dialogue" promosso govedi' dalla rappresentanza Ue a Pechino sono stati trattenuti dalle autorita'; una piccola pattuglia che va ad aggiungersi ai circa 250 attivisti dei diritti umani che secondo Amnesty International la polizia cinese ha fermato o sottoposto a sorveglianza negli ultimi due mesi, impedendo loro di lasciare il Paese nel timore che potessero recarsi a Oslo a manifestare solidarieta' a Liu, detenuto in una prigione del nordest della Cina, dove sta scontando una pena di 11 anni per "incitazione alla sovversione".
Sorvegliati con discrezione anche i dintorni dell'ambasciata norvegese, nonostante non si siano ancora verificate le previste manifestazioni di protesta contro il riconoscimento conferito a quello che per la Cina e' "un criminale, processato secondo le leggi cinesi". La strategia di queste ore consiste nell'abbassare il volume delle interferenze straniere e aumentare al massimo quello della propaganda: "Oggi in Norvegia andra' in scena una farsa intitolata 'La Cina sotto processo' - si legge nel numero in edicola stamattina del quotidiano cinese 'Global Times'-, mentre l'opinione pubblica occidentale non cessa di congratularsi con la giuria del premio Nobel. Stanno tentando di imporre alla Cina valori stranieri, cercano di descrivere 'l'imbarazzo cinese' ma, per quanto siano forti le opinioni dell'Occidente, non riusciranno a imbrogliare il popolo".
"L'assegnazione del premio a Liu Xiaobo dimostra le sinistre intenzioni dell'Occidente- si legge in un editoriale del 'Quotidiano del Popolo'- e se quei pochi galantuomini che stanno ad Oslo, godendo dell'appoggio di alcune potenze occidentali, pensano di ottenere un applauso per via della fama che circonda il Premio Nobel, si sbagliano di grosso!". "Liu Xiaobo ha incitato al rovesciamento del sistema socialista e della legittima dittatura democratica del popolo, che e' sotto la guida del Partito Comunista Cinese" dice l'esperto di diritto penale Gao Mingxuan in un'intervista all'agenzia di stato Xinhua, ampiamente ripresa da tutti i media.
"Le sue parole sono dannose per la societa' e oltrepassano il limite della liberta' d'espressione. Se il popolo cinese agisse in base al suo pensiero, la nazione andrebbe sicuramente incontro a guerre e conflitti, verso la distruzione di quella pace che la Cina ha conquistato in anni di sforzi pesantissimi". 54 anni, professore di letteratura, ex della protesta di Piazza Tien an Men, Liu Xiaobo e' stato incarcerato il giorno di Natale per avere ideato e promosso il manifesto "Carta 08", nel quale si chiedeva una riforma in senso democratico dello stato cinese e l'abolizione del regime a partito unico. Anche i fratelli di Liu, come la moglie Liu Xia, sono stati trattenuti dalle autorita'. Nessuno dei familiari potra' essere presente oggi ad Oslo per ritirare il premio.
Una manifestazione di protesta e' avvenuta di fronte alla sede delle Nazioni Unite a Pechino per chiedere la scarcerazione di Liu Xiaobo, il dissidente cinese incarcerato che non potra' ricevere questa mattina il Nobel per
la pace a Oslo. "Un gran numero di persone era davanti all'edificio", ha detto un funzionario dell'ONU, che ha voluto rimanere anonimo, "molte piu' che nei precedenti anni in cui si e' celebrata la giornata dei diritti umani", che ricorre oggi. I funzionario ha aggiunto fuori dal centro v'erano anche diverse automobili e i poliziotti verificavano l'identita' dei passanti.



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