Nigeria, scontri tra cattolici e musulmani

Martedì, 19 aprile 2011 - 10:11:00
Nigeria soldati

Il capo di Stato uscente della Nigeria, Goodluck Jonathan, ha vinto le presidenziali di sabato scorso incassando il doppio dei voti rispetto al suo piu' immediato rivale, Muhammadu Buhari, del Congress for Progrssive Change (CPC). Secondo gli ultimi dati ufficiali provenienti dai 36 Stati Jonathan ha incassato oltre 22 milioni di preferenze mentre il suo principale rivale si e' fermato a 12. Il presidente uscente, che non e' ancora stato proclamato ufficialmente vincitore dalla Commissione elettorale, e' anche andato oltre il 25% il almeno i due terzi degli Stati.

Nella mattinata, quando il divario di voti tra i due leader politici era ormai incolmabile, in diverse zone del nord della nazione si sono registrati numerosi incidenti ed episodi di violenza. La Nigeria e' il Paese piu' popoloso del continente con 150 milioni di abitanti, equamente suddivisi tra musulmani, maggioritari al nord, e cristiani, concentrati prevalentemente nella zona meridionale della nazione. Suddivisione che si e' riflessa sul risultato elettorale, con Jonthan, cattolico del sud, che ha stravinto negli stati confederati meridionali, mentre Buhari, musulmano dello stato settentrionale di Kaduna, ha prevalso nelle regioni del nord.

In questa parte della nazione, secondo quanto detto dal capo della polizia nigeriana, Hafiz Ringim, "numerosi episodi di violenza sono stati orchestrati di proposito da chi non vuole accettare il risultato di un voto che si e' svolto democraticamente". “Un gruppo di giovani – dice alla Misna il vescovo di Kano, monsignor John Niyiring – ha incendiato la Chiesa della Santa Croce nel centro della città”. Le violenze sono cominciate dopo la diffusione di risultati che danno il presidente Goodluck Jonathan, originario del Sud e cristiano, in netto vantaggio sull’ex-capo di Stato Muhammadu Buhari, risultato il più votato a Kano e in altri 11 Stati del Nord a maggioranza musulmana. Sta di fatto che il bilancio e' grave con un paio di morti, numerosi feriti (dati della Croce Rossa Nigeriana) e disordini che si sono diffusi a macchia d'olio in tutta l'area. A Kano e' stata incendiata una chiesa, a Kaduna e' stato imposto un coprifuoco di 24 ore, a Zaria, secondo l'Agenzia di stampa nigeriana (NAN), e' stato assaltato un carcere e numerosi detenuti sono evasi. Sempre a Zaria sono state incendiate numerosi abitazioni di esponenti del PDP, il partito di Jonathan che monopolizza la vita politica del Paese da quando e' in vigore la democrazia (1999).

La stampa locale riporta che anche la casa del vice di Jonathan, Namadi Sambo, sarebbe stata assaltata. Il governo nigeriano ha aumentato il dispiegamento di soldati e agenti di polizia nelle zone in tumulto e nella capitale Abuja, gia' abbastanza controllata in questi giorni. Yinda Odumakin, portavoce di Buhari, ha annunciato che il CPC non riconoscera' il risultato finale per presunti brogli e "fino a quando la commissione elettorale non avra' effetuato controlli incrociati per verificare la validita' del voto".

Un voto che e' apparso invece libero e trasperante alla maggior parte delle personalita' indipendenti e agli osservatori internazionali dell'Unione Africana, del Commonwealth, delle nazioni occidentali, tra cui l'Unione Europea, con il capo degli osservatori UE, Alojz Peterle, che ha definito le operazioni elettorali "pacifiche e ordinate". L'Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri, Catherine Ashton, ha definito le elezioni nigeriane "le piu' credibili" della storia del Paese, e "un passaggio importante per il consolidamento delle democrazia in Nigeria". In serata l'appello di Jonathan per chiedere la fine delle violenze: "nessuna ambizione politica vale il sangue di ogni nigeriano".

La conferma del presidente Goodluck Jonathan, certa dopo la diffusione degli ultimi risultati parziali, suscita entusiasmo anzitutto nella sua regione d’origine. “Per il Delta del Niger – dice alla Misna monsignor Hyacinth Egbebo, vescovo di Bomadi – può essere l’inizio di un impegno nuovo e necessario: manca la corrente elettrica, non c’è lavoro, non ci sono le strade”. Molti credono che un contributo possa arrivare dalla “rivoluzione del gas”, un piano di investimenti da 10 miliardi di dollari e mezzo milione di posti di lavoro annunciato da Jonathan in campagna elettorale. “Da sola – sottolinea monsignor Egbebo – l’esportazione del greggio non è stata capace di portare né lavoro né benessere”.

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