Nigeria sull'orlo del caos. Secondo giorno di scioperi contro il 'caro benzina'

Martedì, 10 gennaio 2012 - 14:50:49
sciopero nigeria 2

Secondo giorno di sciopero in Nigeria per protestare contro l'eliminazione delle sovvenzioni governative sui prodotti petroliferi. La prima giornata di sciopero a oltranza per il provvedimento, che ha portato al raddoppio del costo della benzina (da 35 a 72 centesimi di euro) e, di conseguenza, dei prezzi legati ai trasporti e dei prodotti alimentari di prima necessita' (in Nigeria l'80 per cento della popolazione vive con meno di 1,5 euro al giorno), si e' conclusa con diversi scontri tra manifestanti e polizia che hanno provocato, in diverse citta' del Paese, la morte di cinque persone, una quarantina di feriti e numerosi arresti, anche se alcune fonti, non confermate, parlano di undici vittime, di cui sette a Kano, principale citta' del nord della Nigeria, dove lunedi' sera e' stato imposto un coprifuoco notturno.

Nei giorni scorsi diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, hanno denunciato "l'uso eccessivo della forza contro i cittadini che protestano contro il caro benzina". Il ministro delle Finanze, Ngozi Okonjo-Iweala, nella serata di lunedi' e' intervenuta alla televisione nazionale per sottolineare che "non sono terminati i negoziati con le organizzazioni sindacali" e ha nuovamente difeso un provvedimento che consentira' di far risparmiare alle casse pubbliche dai 6,5 agli 8 miliardi di dollari all'anno. Soldi, ha ripetuto la ministra, che saranno investiti per costruire infrastrutture, in misure per aumentare l'occupazione e incrementare i salari.

"I nostri politici non hanno alcuna credibilita'", dice Joseph Opuama, 34 anni, in sciopero nella capitale nigeriana, Abuja, "non crediamo affatto che vogliano liberare risorse per ridistribuirle alla popolazione, quindi e' meglio che almeno ci lascino la benzina a basso costo". Dello stesso avviso Saka M., 33 anni, medico: "il provvedimento del governo e' stato eccessivo, l'eliminazione del sussidio sarebbe dovuta essere piu' graduale, per estenderla piano piano con il ripristino delle vecchie raffinerie e la costruzione di nuove". Abuja, come il primo giorno di sciopero, continua a essere blindata: le principali strade della citta' sono deserte, un notevole dispiegamento di forze dell'ordine blocca l'ingresso al cuore della citta' per proteggere i principali palazzi di governo. I mercati cittadini sono chiusi, idem scuole, centri commerciali, la maggior parte delle stazioni di servizio e le filiali bancarie.

Persino i venditori ambulanti che di norma affollano gli incroci se ne stanno a casa, anche per il volume di traffico ridotto all'osso. Le compagnie aeree internazionali hanno assicurato che per il momento proseguiranno la normale attivita', anche perche' le forze dell'ordine riescono a garantire l'accesso agli scali internazionali di Lagos e Abuja, dove i terminal per i voli intercontinentali sono a diversi chilometri dagli scali per i collegamenti nazionali. Le principali societa' estere continuano a invitare il proprio personale 'espatriato' a rimanere a casa durante le ore di punta dello sciopero, mentre le ambasciate occidentali hanno invitato i rispettivi connazionali a ridurre al massimo gli spostamenti e a innalzare i livelli di sicurezza.

sciopero nigeria 1

Intanto l'amministrazione dello stato confederato di Borno (Nigeria nord-orientale) ha risarcito, con la cifra record di 100 milioni di naira (mezzo milione di euro), il clan Baba Fugu, famiglia adottiva di Mohammed Yusuf, il fondatore del gruppo terroristico di matrice islamica Boko Haram. Lo riporta l'agenzia di stampa nigeriana 'Nan', la piu' grande dell'intero continente africano. Yusuf mori' nel luglio il 30 luglio del 2009, a pochi giorni di distanza dal suo arresto, quando si trovava in una caserma della polizia nigeriana. Yusuf fu arrestato nell'ambito della maggior operazione (26 luglio) condotta dalle forze dell'ordine contro Boko Haram, operazione nella quale morirono almeno 800 presunti terroristi e furono distrutte la moschea e l'abitazione del fondatore, cui segui', a distanza di una settimana, la distruzione del compound di Alhayi Baba Fugu, il patriarca di uno dei clan piu' influenti di Maiduguri, capoluogo di Borno, dove la setta islamica fu fondata e prolifera. Il risarcimento accoglie una delle rivendicazioni avanzate da Boko Haram per sedersi a un tavolo di trattative con il governo. Altre condizioni preliminari sono la liberazione di alcuni presunti terroristi detenuti nelle carceri nigeriane, oltre alla richiesta di fare chiarezza sulle circostanze che hanno portato alla morte di Yusuf. Solo a fine ottobre scorso e' stato istruito un processo ad Abuja che vede come imputati quattro agenti di polizia che avevano in custodia Yusuf poco prima della morte.

BOKO HARAM, CHI ERA MOHAMMED YUSUF,IL FONDATORE - Sembra aver stregato tutti Mohammed Yusuf, il fondatore di Boko Haram, il gruppo di matrice islamica che ha la propria ragione sociale nell'estensione a tutta la Nigeria della sharia, in vigore in 12 dei 36 stati confederali. A Maiduguri, capoluogo dello stato nord-orientale di Borno, regione remota incuneata tra Niger, Chad e Camerun, ne parlano tutti, dalla massa semianalfabeta ai piu' importanti intellettuali del posto, come di un personaggio quasi leggendario. Tanto che le modalita' della sua morte, la scomparsa del corpo, infuoca la lotta, alimenta il terrorismo, se non la vendetta.

Originario del vicino stato di Yobe, Yusuf si trasferi' giovanissimo a Maiduguri, dove fu accolto dal clan dei Baba Fugu, tra i piu' influenti e numerosi della citta'. Qui frequento' una scuola coranica, arrivo' poi ad averne una propria e divento' imam di una moschea. "Era un oratore eccezionale", lo descrive Abubakar Mu'azu, del dipartimento di Comunicazione di massa dell'Universita' di Maiduguri, "dotato di un carisma unico e grandi capacita' di convinzione. Yusuf non si scagliava contro la cultura occidentale in genere, tipo il consumo di alcolici, l'ascolto della musica, il modo di andare vestiti; non era un talebano insomma, nel suo mirino finiva il sistema scolastico, l'istruzione occidentale con cui sono educati i politici nigeriani attuali. Li' Yusuf individuava la genesi della dilagante corruzione, considerata la causa principale della poverta' e delle diseguaglianze della societa' nigeriana moderna". Yusuf predico' per anni senza 'grossi' problemi, fu arrestato due volte ma sempre rilasciato, fino al 2009, quando fu fermato una terza volta e la sua casa, la scuola coranica, la moschea furono distrutte dai carri armati dell'esercito nigeriano. Da allora non si sono piu' viste le adunate di migliaia di fedeli che riempivano il prato di fronte alla moschea fino alla stazione dei treni di Maiduguri, fuori servizio da decenni.

Yusuf dalla caserma di polizia dove era stato tradotto dopo l'arresto non ne usci' vivo, e ancora oggi la richiesta di far luce sulla sua morte e' una delle principali rivendicazioni di Boko Haram. "Dietro la morte di Yusuf ci sono ufficiali delle forze armate, politici, esponenti del clero musulmano", accusa Tijjani Baba Fugu, cognato di Yusuf, "vogliamo sapere cosa e' successo, se oggi c'e' tanta violenza dobbiamo vedere chi l'ha provocata, capire cosa e' successo prima". Tijjani, in una rarissima intervista rilasciata all'AGI, descrive il cognato come una "persona molto compassata, parlava sempre con un filo di voce, era difficile sentirlo a un metro di distanza, ma quando predicava si trasformava, e i seguaci andavano in delirio".

Quattro mogli e 12 figli (anche se c'e' chi ne conta 23), atteggiamento mite, sorridente, serafico ("non l'ho mai visto in collera", dice il cognato), l'uomo che ha ispirato uno dei gruppi terroristici islamici piu' minacciosi parlava un inglese elementare, rozzo, si esprimeva quasi sempre in Hausa, la lingua piu' diffusa nel nord della Nigeria. Pessimo giocatore di calcio, statura e corporatura media, vestito sempre con caftani locali blu e neri e copricapo rosso, sensibile al fascino femminile e buona forchetta, con una debole per la pepper soup, piatto tipico nigeriano: una brodaglia molto piccante con ortaggi e qualche pezzetto, quando capita, di pesce o carne. Yusuf fu catturato e ucciso a colpi di pistola nel luglio del 2009 a 39 anni, sorte che tocco' a distanza di una settimana al suocero, Alhaji Baba Fugu, ucciso anche lui in una caserma di polizia dove si era recato per chiedere i motivi della distruzione della propria abitazione. "Chiediamo chiarezza sulle loro morti", dice la cognata Yakolo, figura emergente del clan dei Baba Fugu, "rivogliamo indietro i corpi per seppellirli secondo la religione islamica, vogliamo sapere chi e perche' si e' accanito sul corpo di Yusuf". Si riferisce al braccio destro del cognato, a suo dire amputato dal resto del corpo, quel braccio, prosegue Yakolo, da cui partiva "l'indice con cui arringava e ammoniva la folla oceanica raccolta davanti alla sua moschea".

Il vice comandante della polizia di Maiduguri, Usman Baba, dice all'AGI di non "sapere nulla di queste morti extragiudiziali", certo, "forse e' vero, ma io non c'ero". In effetti i vertici della polizia del capoluogo di Borno sono tutti abbastanza recenti, comunque successivi all'estate del 2009, quando Yusuf e il suocero, a capo di un clan di 3mila persone, furono assassinati. Solo il 24 ottobre scorso e' iniziato ad Abuja un processo sull'omicidio di Yusuf: alla sbarra quattro poliziotti, presunti esecutori materiali dell'uccisione del fondatore di Boko Haram. Da settembre 2011 e' in carcere un altro figlio di Alhaji Baba Fugu, Ibrahim, e la famiglia, ma persino la polizia, non riesce a spiegare i capi d'accusa. Sempre a settembre fu ucciso Babakura, il maggiore dei 34 figli di Alhaji, a soli tre giorni di distanza dalla visita alla casa distrutta del patriarca di Olusegun Obasanjo, il padre padrone della vita politica nigeriana. Un omicidio misterioso, derubricato dalla polizia locale come una rapina finita male. Il fratello Tijjani non ci sta: "in tasca abbiamo ritrovato i soldi con cui era uscito, manca solo il cellulare. Il governo deve smetterla di perseguitarci, l'altro giorno un ufficiale della polizia ci ha detto che ci elimineranno uno a uno, cosi' e' difficile che la situazione migliori, parlare di dialogo, dire basta alla violenza".



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