Usa/ Niente sconti per il povero Obama
di Angelo Maria Perrino Opinioni di un cuoco/ Caesar salad e rosso del Sudafrica per la vittoria di Obama Il commento 1/ Obama "palin" Di Pasquale Della Torca Il commento 5/ Obama metterà alle strette l'Europa mollacciona Di Achille Lega
Il commento 2/ Obama avrebbe vinto anche senza la crisi? Di Renzo Modiano
Il commento 3/ Obama è il nostro presidente Di Massimiliano Fanni Canelles
Il commento 4/ E ora con Obama il mondo non sarà più lo stesso Di Angelo Maria Perrino
Il commento 6/ Obama piace ai cinesi perché li stupisce Di Alberto Fattori da Shanghai
Il commento 7/ È un'America più fragile e insicura quella di Obama Di Giuseppe Morello
Il commento 8/ Obama, l'audacia di un presidente: la speranza ha vinto la paura Di Antonio V. Gelormini
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Obama-il giorno dopo, il risveglio è amaro. Wall Street giù . E giù anche Asia ed Europa. In altri tempi, di minor emotività e retorica, i giornali avrebbero titolato: "I mercati bocciano Obama". Ma oggi direttori e capiredattori probabilmente metteranno da parte l'accetta e attenueranno i toni, rispettando il fair play e la luna di miele con il nuovo presidente degli Usa. Ma la sostanza non cambia.
Duri e disillusi, cinici e pragmatici, gli gnomi dell'economia e della finanza, del business e degli interessi internazionali, connessi e interdipendenti, non si lasciano trascinare dalle piazze e dai gridolini, dagli osanna da stadio e dagli effetti speciali e mandano un segnale forte: la crisi dell'economia e della finanza esiste e la nomina di Obama, di per sé, non la sposta di una virgola.
I nodi restano gli stessi: la recessione, il petrolio, il denaro che crea denaro, la crisi dei consumi. La sovrastruttura della politica cede il passo alla struttura, l'economia, come ha insegnato, insuperato, Karl Marx. Ed è doccia fredda dal primo giorno.
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Intervistati da Affaritaliani.it, i divi di Hollywood, da Brad Pitt a Tom Cruise a Jennifer Aniston si sono mostrati più avveduti e realisti di molti commentatori: "Ok Obama, ma ora aspettiamo i fatti", ci hanno detto ieri.
E questo è il mood che arriva dai mercati internazionali. Barack Obama deve superare la prova convincendo la corporate America prima e la business community internazionale poi, di non essere solo un'icona mediatica, ma un vero grande medico al capezzale di un grande malato. Da ieri gli americani lo hanno posto alla guida di quel gigante con i piedi d'argilla che è l'Impero Usa, epicentro del terremoto e focolaio dell'infezione mondiale. Il giovane avvocato afroamericano si sveglia il giorno dopo con il cerino in mano.
Dovrà farsi carico, rapidamente, di elaborare la giusta diagnosi e la migliore terapia. Se non è più vero, in un mondo sempre più policentrico nei suoi equilibri, che quel che è buono per l'America è buono per il mondo, è anche vero che quel che succede tra New York e Washington, tra la Casa Bianca e Wall Street, condiziona il pianeta e indirizza la storia. Non ci sono sconti per il povero, bravissimo Obama, uomo del cambiamento e della speranza. E niente pasti gratis. I fatti hanno una loro, incorreggibile testardaggine.



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