Niente Europa, siamo inglesi. Così Londra si isola dal mondo

Lunedì, 12 dicembre 2011 - 15:56:21

Di Tommaso Cinquemani
 

david cameron

"Il no di Cameron all'Europa è stato un vero e proprio harakiri". Maurizio Ferrera, professore di geopolitica all'Università Statale di Milano, sceglie Affaritaliani.it per analizzare la scelta del governo inglese di non accettare i maggiori vincoli di bilancio imposti da Bruxelles. "Ha esposto l'Inghilterra alla speculazione e ha escluso la Gb da ogni decisione di politica economica europea".

E sull'alleanza atlantica: "I rapporti con Washington si deterioreranno. Gli Usa punteranno più su Berlino e Parigi". Ma anche l'Italia potrà avere un suo ruolo: "Con la Gran Bretagna isolata, Obama avrà interesse a stringere una più forte alleanza con Roma". Sugli equilibri nel governo di coalizione afferma: "Non ci sarà una rottura tra i Libdem e i conservatori. Il popolo inglese è euroscettico e premierebbe Cameron e la sua scelta indipendentista, anche se miope".
 

Cameron ha detto di no all'Europa su regole più stringenti per la finanza pubblica. Con questo atto si è posto fuori dall'Ue. Alcuni dicono che ha fatto bene, che l'economia britannica ne gioverà. Altri affermano che ha fatto un tragico errore. Quali saranno le conseguenze per il governo Cameron?
"La Gran Bretagna già non partecipa all'euro e perciò ha una maggiore libertà per quanto riguarda le proprie finanze pubbliche. Cameron evidentemente pensa che rimanere liberi sia un bene per la Gran Bretagna".

E' così?
"Non credo. E' probabile che invece il nuovo trattato stabilizzerà la situazione dei Paesi europei. I mercati saranno sazi nei confronti dell'euro e smetteranno di attaccarlo. A quel punto potrebbero rivolgere la propria attenzione verso la Gran Bretagna che ha visto il proprio debito aumentare considerevolmente a causa dell'alto deficit. Questo potrebbe portarla ad una situazione come quella dell'Italia. Un Paese sotto attacco perché i mercati non si fidano più della sua solvibilità. Certo la Gb può stampare moneta e quindi la sterlina più di tanto non potrà scendere. Tuttavia i tassi di interesse saliranno".

Concludendo…
"Secondo me e secondo molti analisti, anche inglesi, il no di Cameron è stato un vero e proprio harakiri".

Attualmente il governo inglese è formato da due partiti alleati. I conservatori di Cameron e i Liberaldemocratici (filo-europei) di Nick Clegg. Quali saranno le conseguenze nell'alleanza? Si potrebbe arrivare ad una rottura?
"Non credo perché i Libdem sanno che una larga parte dell'opinione pubblica è euroscettica. Pensano con la pancia. Per questo la crisi di governo ed eventuali elezioni rafforzerebbero il partito conservatore a scapito proprio dei liberali, che spingono per l'entrata di Londra nell'Ue. Se si andasse alle elezioni il voto pro-europeo andrebbe verso i laburisti (partito di sinistra, ndr), mentre i liberaldemocratici verrebbero puniti alle urne per la loro alleanza con i conservatori. Non è nell'interesse di Clegg promuovere una crisi di governo".  
 

Cameron Sarkozy

Cosa succederà allora?
"E' più probabile che il partito liberale si muova dietro le quinte e cerchi di fare qualche compromesso con gli altri 26 Paesi. Del resto già in passato la Gb ha detto no. Pensiamo alla Thatcher quando nel 1985 convocò la Conferenza intergovernativa per il mercato unico. Pensiamo allo stop chiesto da Major sul protocollo sociale che poi fu sanato da Blair quando conquistò il potere".

Parliamo di alleanza atlantica. Clegg ha dichiarato che una Gran Bretagna fuori dall'Europa "è irrilevante per Washington". E' così?
"Credo di sì, anche se 'irrilevante' non lo sarà mai".

Si spieghi meglio.
"Innanzi tutto Londra siede nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu e ha diritto di veto. Inoltre è una potenza nucleare. Ha una politica estera filoamericana molto strutturata. Non ha paura di prendere iniziative come in Libia, Iraq o Afghanistan. Londra è sempre stato il primo Paese ad appoggiare gli Usa mettendo a disposizione la sua considerevole forza militare".

Quindi la "special relationship", il rapporto speciale tra Usa e Gb non scomparirà?
"No, sia per affinità culturali. Ma anche per il fatto che l'Inghilterra è la potenza europea più globale".

Quali sono allora le ragioni che deterioreranno il rapporto Londra-Washington?
"Il no di Cameron condizionerà la capacità dell'Inghilterra di continuare a finanziare la spesa in armamenti e quindi la relazione speciale diventerà più un fatto diplomatico che militare. L'esclusione della Gb dai meccanismi di decisione dell'Unione Europea poi, faranno sì che Obama tenterà di promuovere un 'entente cordiale' con la Francia e la Germania per influire sulle decisione di politica economica dell'Europa che, in mondo globalizzato, sono importanti quanto quelle militari".

L'Italia rimarrà fuori da questi sconvolgimenti diplomatici?
"Roma e Washington potrebbero rafforzare le relazioni. Non dimentichiamo che gli Stati Uniti, nella prima era Berlusconi , hanno rafforzato i legami con l'Italia perché noi facciamo un'opera di mediazione dietro le quinte. Sia in Europa, ma anche fuori. All'inizio con il Medioriente, ricordiamo Andreotti e Craxi, e poi con Berlusconi nella Russia di Putin e nella Turchia di Erdogan. Se la Gran Bretagna dovesse isolarsi, e se l'Italia continuasse ad avere un governo credibile, gli Stati Uniti potrebbero avere interesse a stringere una più forte alleanza con noi. Non a caso Timothy Geithner, segretario del Tesoro Usa, è venuto a Milano prima di andare a Bruxelles. E non ha caso Monti, sotto la spinta di Obama, è stato il primo ad incontrare Cameron per mediare un accordo".

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