Bossi: "Il governo è a rischio. Draghi ha fucilato Berlusconi"

Martedì, 25 ottobre 2011 - 08:12:03
Bossi Berlusconi

"Stavolta la situazione è molto pericolosa". Lo dice il leader della Lega, Umberto Bossi, ai giornalisti al suo arrivo a Montecitorio. Si rischia dunque la crisi di governo? 'Certo', risponde secco il Senatur. Se cade il governo si va a votare? "Per forza, mica possiamo fare il governo tecnico". Poi boccia l'ipotesi di un esecutivo guidato da Gianni Letta ribadendo che "non facciamo governi tecnici". Il leader del Carroccio aggiunge: "L'accordo sulle pensioni è difficile, molto difficile. Non è possibile andare a 67 anni. Non possiamo farlo. I 40 anni di contributi non vanno toccati. Dipende dalla quadra dipende da cosa vuol dire la quadra". Poi attacca l'Ue: "L'Europa vuole far fare un passo indietro a Berlusconi. Quello dell'Europa è un colpo contro Berlusconi". Le riforme che l'Europa chiede all'Italia? "Chi fa quelle robe li' è un italiano". Umberto Bossi, torna a puntare il dito contro l'ex governatore della Banca d'Italia a capo ora della Bce, Mario Draghi, e torna sulla lettere inviata l'estate scorsa al premier italiano con la richiesta di misure strutturali targata Bce.

"La lettera -dice il Senatur- è una fucilata a Berlusconi. Io posso trattare -aggiunge soffermandosi con i giornalisti- ma non posso toccare le pensioni che sono a posto e portarle a 67 anni per fare piacere ai tedeschi. Loro -aggiunge- hanno un sistema pensionistico sballato". L'Europa "vuol far fare un passo indietro a Berlusconi", secondo il leader del Carroccio. E rivela che non vedrà Berlusconi: "Starò lì a guardare le proposte che mi fanno".

 "Siamo sicuri che l'Italia fara' quanto il premier Berlusconi ha detto ai presidenti Barroso e Van Rompuy" e che inviera' entro il vertice di domani una "lettera che enunci in modo chiaro le misure" che l'Italia intende adottare. La lettera al momento non e' ancor arrivata. Lo ha affermato la portavoce della Commissione Ue Pia Hansen.

Sui nuovi provvedimenti chiesti dall'Europa c'e' il rischio di una crisi di Governo "ma certamente i margini di trattativa ci sono e quindi stiamo trattando". E' quanto ha affermato il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, incontrando i giornalisti in occasione dell'inaugurazione della sala di crisi dell'Enac.

Alla domanda se ci sia il rischio di una crisi di governo, Matteoli ha risposto affermativamente.
"Mi pare che ci sia questa ipotesi ma, certamente, i margini di trattativa ci sono e quindi - sono parole del ministro - stiamo trattando. Sostanzialmente siamo tutti d'accordo che le pensioni e' meglio non tagliarle, pero' - ha aggiunto - se non si tagliano le pensioni bisogna trovare qualche altra soluzione il che non e' facile. Abbiamo gia' preso - ha ricordato Matteoli - due provvedimenti: uno a luglio e uno ad agosto e, quindi, intervenire ancora non e' facile. I ministeri hanno subito tagli importanti e per quanto concerne la spesa per la politica ha avuto molti tagli e quindi non e' facile"."Qui non e' in discussione - ha sottolineato Matteoli - che c'e' un partito della coalizione che e' favorevole ai tagli delle pensioni e uno che e' contrario. Nessuno ci ha chiesto di tagliare le pensioni e nessuno propone di tagliare le pensioni ma - ha specificato - di allungare l'eta' in cui si va in pensione". Lo stesso ministro ha poi escluso che ci sia un nuovo consiglio dei Ministri nella giornata di oggi. "Oggi non ci sara' nessuno Consiglio perche' non ce ne bisogno. Se si trova un accordo, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, domani illustrera' all'Europa l'accordo che e' stato raggiunto. Poi - ha concluso - il provvedimento si puo' prendere anche dopo".

Come si sblocchera' lo stallo sulle pensioni tra Berlusconi e Bossi? "In ogni caso il premier mandera' una lettera alle Ue questa sera, con un riferimento alle pensioni". Lo annuncia Silvano Moffa, capogruppo di Pt alla Camera, lasciando il vertice di palazzo Grazioli. "Si sta ragionando anche di pensioni di anzianita' e donne- spiega- c'e' una disponibilita' della Lega a ragionare".
 
LO SCONFORTO DI BERLUSCONI: "POTREI LASCIARE"

A ore dal vertice decisivo a Bruxelles in cui Silvio Berlusconi dovrà presentare il suo "calendario" di riforme per il rilancio dell'economia, il governo è in pieno stallo sul tema delle pensioni. "Tratto su tutto, non sulle pensioni di anzianità", avrebbe detto Umberto Bossi che ha fatto muro contro muro nel Consiglio dei Ministri di ieri. Una posizione che ha portato a un passo dalla rottura e che ha costretto a prolungare le trattative in un summit ristretto tra il presidente del Consiglio, il ministro dell'Economia Tremonti e lo stato maggiore leghista rimasti a cena a Palazzo Chigi.

Un vertice d'emergenza per cercare una soluzione a un'impasse che secondo molti mette a repentaglio la stessa sopravvivenza dell'esecutivo. Ma durante la cena le posizioni non si muovono di molto. Il Cavaliere, però, è ancora convinto di poter trovare un'intesa su un pacchetto 'soft' di misure sulle pensioni, magari prendendo come base lo 'scalone' di Maroni. Ma il tempo stringe. E intanto nel Pdl molti ragionano già sul dopo: più di qualcuno sostiene che in caso di rottura con la Lega si debba aprire al Terzo Polo, ma con un premier diverso. Ipotesi che al momento il Cavaliere non vuole prendere in considerazione.

I lavoratori hanno già pagato il prezzo della crisi, la riforma delle pensioni è già stata fatta, la soluzione va trovata altrove. E' questa la linea leghista, secondo cui un'ulteriore stretta sulle pensioni non risolverebbe i problemi dei conti pubblici ma avrebbe il solo effetto di alzare pericolosamente il livello della tensione sociale. E di lasciare comunque a rischio la tenuta del governo, con la possibilità di andare al voto nel 2012 dopo aver varato una riforma impopolare.

Dall'altro lato, lo scontro sulle pensioni è in realtà il punto di caduta anche delle tensioni che agitano la Lega da mesi, tra chi - come Roberto Maroni - da tempo chiede un passo indietro del premier, e chi - come gli uomini del 'Cerchio magico' vicino a Bossi ha finora sempre sostenuto il governo uscito dalle elezioni del 2008.

Intanto Berlusconi ha risposto con una nota durissima alle pressioni di Francia e Germania, rinfacciando a Nicolas Sarkozy e Angela Merkel i problemi delle loro banche come già dal pomeriggio facevano i leghisti nei loro commenti.

Di sicuro, l'eventuale accordo sulle pensioni, ragiona un dirigente leghista, può passare solo dalla certezza di garanzie politiche sul futuro. E magari la garanzia, come suggerivano boatos di Transatlantico, potrebbe essere il passo indietro di Berlusconi.
 

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