Nicola Pasini ad Affaritaliani.it: "Ecco perché sto costruendo il Terzo Polo"

Venerdì, 12 novembre 2010 - 17:59:00


Nicola Pasini
Nicola Pasini
E' uscito dal Pd nel 2009 e si considera un liberale. Per questo sta cercando di costruire "una formazione politica che sia decisamente tale". Nicola Pasini, fondatore del Centro di Formazione politica, sceglie Affaritaliani.it per spiegare i motivi che hanno portato lui e Massimo Cacciari ad organizzare una tavola rotonda a Milano dal titolo esemplificativo 'un nuovo polo per le riforme: a che pro?'. Un incontro a cui parteciperanno Albertini, Casini,  Montezemolo, Della Vedova e Rutelli, moderati da Scalplelli ovvero coloro che stanno lavorando alla costruzione del cosiddetto nuovo polo. Per Pasini "se si sgretola il Centrodestra è necessario interloquire con l'elettorato di questa parte politica. L'idea è proprio quella di costruire un polo riformatore che parli a quella componenti sociali, dai professionisti alle partite Iva che mai voterebbero il Pd perché non ha delle proposte per quelle categorie sociali". Il presidente della Ferrari alla guida del terzo Polo? "Vedremo che cosa succederà"
 
Che scopo ha questa tavola rotonda?
"Anche quest'anno consegniamo gli attestati della sesta edizione partecipazione agli allievi per la terza edizione e come è avvenuto in passato cerchiamo di invitare ospiti illustri per parlare anche del momento politico. Quest'anno abbiamo fatto una summer school in Trentino e abbiamo voluto coronare la winter shool riflettendo sul nuovo polo delle riforme, sempre che si faccia, alla luce di una destrutturazione dei due poli esistenti"
 
Perché è in atto questa destrutturazione?
"Abbiamo preso atto che Pdl e Pd hanno tentato di fare una democrazia bipolare basata su una logica competitiva e maggioritaria, ma da un lato il compito era oggettivamente improbo e dall'altro entrambi i partiti hanno dimostrato di avere delle forti contraddizioni al loro interno".
 
Partiamo dal Pdl...
"Quello che si vede in questi giorni ne è una dimostrazione: il partito è un' amalgama mal riuscita di tradizioni culturali completamente diverse, quella di Forza Italia e quella di An".
 
Il Pd invece?
"E' un partito che non è mai nato. L'idea di questa tavola rotonda parte proprio da qui visto che abbiamo invitato alcuni interlocutori che in questi mesi hanno tentato di interpretare in modo diverso il sistema politico italiano".
 
Questa iniziativa potrebbe essere il prodromo della nascita del cosiddetto Terzo polo?
"Questo non lo so anche perché sono il direttore di un centro di formazione politica e voglio che i miei allievi prendano le misure rispetto a quello che accade nel nostro Paese alla luce di un percorso formativo durato un anno. E' una tavola rotonda politica in senso stretto che si inserisce all'interno di un percorso formativo. Dopodiché, una delle finalità del Cfp, è quello della discontinuità e delle rotture delle gabbie ideologiche. Da 15 anni siamo di fronte a un bipolarismo forzato, non competitivo ma estremamente conflittuale e molto ideologico".
 
Il bipolarismo è finito?
"No. Anche se lo scarso rendimento politico e istituzionale è sotto gli occhi tutti. Anche perché uno potrebbe chiedersi quando mai abbia  funzionato: per avere una democrazia bipolare ci vogliono valori condivisi che non ci sono mai stati stante la presenza anomala del presidente del Consiglio basata sul suo conflitto di interessi. Ci siamo trovati di fronte a una delegittimazione reciproca da parte di entrambe le coalizioni. Per questo un attento osservatore deve prendere atto di questo anche perché il Paese deve essere governato e non può andare vanti forzatamente con due poli che non comunicano"
 
C'è la necessità di un Terzo polo?

"Direi che c'è la necessità di prendere atto della difficoltà evidenti e oggettive da parte dell'attuale maggioranza e del Pd di rendersi conto che questo sistema non funziona. Quando si dice un nuovo polo delle riforme si parla di un nuovo soggetto politico in grado di prendere per le corna il toro e di cominciare a parlare di sistema Paese e di farlo funzionare. Il problema è che l'Italia non funziona più: c'è una scollamento totale tra la società e la rappresentanza politica".
 
La colpa è stata anche del Pd?
"La mia è un'analisi sistemica. Il tentativo di Veltroni è stato encomiabile ma purtroppo il progetto è fallito".
 
Quali sono i motivi di questo insuccesso?
"Incapacità e carenza culturale innanzitutto. E poi rimane infatti una questione relativa alle tradizioni culturali dei soggetti che hanno costituito il Pd. Parlo di quella ex comunista coniugata a quella della Dc di sinistra. Soprattutto la prima è stata sconfitta dalla storia.

Perché avete scelto Milano come sede della tavola rotonda?
"Perché il capoluogo lombardo, così come l'intero Nord negli ultimi 16 anni, non ha mai visto altri interlocutori all'infuori di Berlusconi e della Lega. Un incontro che nasce dalla volontà di Massimo Cacciari che si è impegnato a invitare ospiti così prestigiosi"
 
Proprio Cacciari vorrebbe che il Centrosinistra milanese, qualora Albertini scendesse i campo, lo sostenesse nella corsa alla poltrona di sindaco di Milano...
"Il discorso su Milano vale per tutto il Nord. Il Pd e il Centrosinistra si sono sempre considerati l'ombelico del mondo. C'è invece un'insufficienza dal punto di vista culturale e politico, strategico: il Pd e il Centrosinistra in senso lato non sono autosufficienti dal punto di vista elettorale viste le catastrofi a cui sono andati incontro eccetto la vittoria di Penati in Provincia nel 2004"
 
Dunque che fare?
"E' scontato che qualcosa si può muovere a partire dalla disgregazione della coalizione di Centrodestra. Una disgregazione in atto visto lo strappo di Futuro e libertà e l'aumento dell'astensionismo. La cosa paradossale in Italia è che il Centrosinistra non guadagni voti nonostante la perdita di consensi del Centrodestra".
 
Tornando a Cacciari...
"Ha preso atto di una consapevolezza e di un'insufficienza culturale e politica da parte del Pd e del Centrosinistra laddove il berlusconismo e il leghismo sono più forti. Se si sgretola il Centrodestra è necessario interloquire con l'elettorato che fino ad ora ha votato per questa parte politica. L'idea è proprio quella di costruire un polo riformatore che parli a quelle componenti sociali, dai professionisti alle partite Iva, che mai voterebbero il Pd perché non è in sintonia con questo elettorato. Non è una manovra di Palazzo, ma è il tentativo di rompere gabbie ideologiche".
 
Tra gli ospiti c'è anche Luca Cordero di Montezemolo…
"Il centro di formazione politica dialoga con tutti i centri culturali e con i vari think thank presenti nel nostro Paese tra cui Italia Futura il cui presidente è Montezemolo".
 
Lei vedrebbe bene Montezemolo leader di un Terzo polo?
"Mi fa una domanda a cui non sono in grado di rispondere. Io non sono tra quelli che lo tirano per la giacca. Essendo un liberale sono convinto che ognuno sia padrone della propria vita e non sono così paternalista da dire che cosa una persona deve fare. Noi siamo un centro di formazione politica, poi vedremo cosa succederà".

Daniele Riosa

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