Cameron, Clegg e l'Europa
Goodbye. Si chiude così, dopo 13 anni, il Blairismo. Gordon Brown ha pronunciato l'addio davanti alla porta del numero 10 di Downing Street, la stessa che si aprì il 27 giugno 2007 per far uscire Tony Blair e far entrare, come era stato stipulato anni prima tra i due, il "grigio" Gordon. Oggi la Gran Bretagna ha un nuovo, giovane (Cameron e Clegg hanno entrambi 43 anni) e insolito governo.
Non accadeva dai tempi di W. Churchill che conservatori e liberaldemocratici tornassero a governare insieme. Ma stiamo parlando del dopo Seconda Guerra Mondiale e di un governo di solidarietà anche con i Laburisti. Questa è una coalizione "insolita" per il Regno Unito, Tory e Lib Dem sono avversari da sempre e oggi sono distanti su temi chiave come economia, immigrazione e soprattutto Europa. Cameron è un euroscettico per eccellenza, Clegg un europeista convinto che politicamente nasce e cresce a Bruxelles dove ha lavorato in commissione, prima al commercio, poi alle relazioni esterne, per sette anni.
La domanda è: quanto durerà questo matrimonio? Le sfide sono tante e l'Europa è uno dei temi chiave, vista la crisi economica. E non è un caso che Obama abbia bruciato tutti sul tempo e si sia congratulato con il nuovo premier britannico. Un gesto di grande cortesia con cui l'Amministrazione americana ha voluto sottolineare ancora una volta il rapporto forte che lega comunque gli Stati Uniti con la Gran Bretagna, a prescindere da ogni cambiamento di leadership o di linea politica. "Un legame - ha osservato Obama - che resiste da generazioni, va oltre gli schieramenti di partito ed è essenziale per la sicurezza e la prosperità, non solo dei nostri due paesi, ma del mondo intero". L'esordio di Cameron sulla ribalta diplomatica internazionale sarà molto probabilmente in Canada, dove in giugno sono in programma i vertici G8 e G20. Un bella prova per un euroscettico convinto. E siamo solo all'inizio.



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