Medio Oriente, negli Usa si rischia il fallimento

Giovedì, 2 settembre 2010 - 17:30:00


Hamas ha rivendicato l'attentato in Cisgiordania in cui sono rimasti feriti a colpi d'arma da fuoco un uomo e una donna, marito e moglie, che viaggiavano a bordo di un'auto. "L'attacco e' un messaggio diretto a chi si
e' impegnato con il nemico sionista", ha detto il portavoce del braccio armato del movimento islamista Abu Ubaida, riferendosi chiaramente ai colloqui diretti tra il presidente dell'Anp Abu
Mazen e il premier israeliani Benjamin Netanyahu, che
prenderanno il via oggi a Washington.

È stata Hillary Clinton ad aprire a Washington i negoziati diretti tra israeliani e palestinesi. Il segretario di Stato americano ha ringraziato il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen, per il loro "coraggio e impegno". "Con la vostra presenza qui avete fatto un passo importante verso la liberazione dei vostri popoli dalle catene di una storia che non possiamo cambiare e verso un futuro di pace e dignità che solo voi potete creare", ha detto Clinton. "Da parte nostra non possiamo imporre una soluzione e non lo faremo. A coloro che criticano questi colloqui, io chiedo di unirsi a questo sforzo".

"La storia ci ha dato l'opportunità rara di porre fine a un conflitto tra i nostri popoli che va avanti da quasi un secolo, un'opportuinità senza precedenti", ha affermato Netanyahu, nel corso del suo intervento. Per Netanyahu, si tratta di un'occasione storica per "porre fine a un bagno di sangue e dare un futuro di speranza ai nostri figli e ai nostri nipoti. Non sarà facile", ha ammesso il capo del governo di Israele, "una vera e durevole pace si potrà raggiungere solo con impegno comune e concessioni reciproche". Netanyahu ha chiesto ad Abu Mazen di riconoscere Israele "come Stato nazionale del popolo ebraico".

Da parte sua il presidente dell'Anp, Abu Mazen, ha chiesto al primo ministro israeliano di porre fine alla colonizzazione e all’embargo nella Striscia di Gaza. Nel giorno stesso dell'apertura dei negoziati diretti, infatti, i coloni israeliani hanno annunciato di voler costruire nuovi edifici in Cisgiordania. Abu Mazen aveva detto chesi ritirerà dai negoziati nel caso Israele non rinnovi la moratoria sulle costruzioni in Cisgiordania che scadrà il 26 settembre.

Israeliani e palestinesi hanno concordato di incontrarsi ogni due settimane. La prossima sessione è prevista per il 14 e 15 settembre in Medio Oriente.

PER 2 ISRAELIANI SU 3 COSTRUZIONE COLONIE DEVE RIPRENDERE. Due israeliani su tre sostengono una totale o parziale ripresa della costruzione di colonie in Cisgiordania: e' quanto emerso da un sondaggio diffuso da Channel Ten TV, alla vigilia dell'avvio dei negoziati diretti tra Israele e palestinesi. Il 39% degli intervistati ha spiegato di essere a favore del via libera alla costruzione in tutti gli insediamenti dal 26 settembre, quando scadra' la moratoria di 10 mesi decisa dal governo israeliano. Il 25% pensa che le costruzioni dovrebbero ricominciare solo nelle colonie piu' grandi e non in quelle piu' isolate. Solo il 21% degli intervistati sostiene una prosecuzione del congelamento delle costruzioni. Il sondaggio e' stato condotto dal Gal Hadash Institute martedi', poco dopo l'attentato nella zona di Hebron, in Cisgiordania, in cui sono morti quattro coloni israeliani.
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