Svolta di Israele verso la pace
Benjamin Netanyahu sosterrà la costituzione di uno Stato palestinese ma demilitarizzato. Questo il passo principale dell'attesissimo discorso che il premier israeliano sta tenendo all'universita di Barr-llan. "Sono due le condizioni per la nascita del nuovo Stato - ha precisato Nir Hefez, uno dei suoi più stretti consiglieri, anticipando alcuni passaggi dell'intervento del primo ministro -: la demilitarizzazione, che sia garantita dalla comunità internazionale, in primis dagli Stati Uniti. E il riconoscimento da parte dei palestinesi di Israele come Stato del popolo ebraico".
Quest'ultima è una richiesta già avanzata in passato e respinta dal presidente dell'Anp, Abu Mazen. Le parole di Netanyahu sono viste come la risposta al discorso al mondo musulmano fatto il 4 giugno scorso al Cairo dal presidente americano, Barack Obama, in cui il capo della Casa Bianca aveva ribadito come unica opzione per la pace la soluzione dei "due popoli, due Stati". Il portavoce di Obama, Robert Gibbs, ha riferito che il presidente considera "un grosso passo avanti" l'impegno per la creazione di due Stati. Ma le prime reazioni da parte dei palestinesi sono state negative: l'Anp ha fatto sapere che l'intervento del premier "silura gli sforzi di pace", mentre Hamas parla di un discorso carico di ideologia "razzista ed estremista".
"Non possiamo accettare uno stato palestinese armato... un Hamastan", ha affermato Netanyahu. Nel contesto di accordi di pace, Israele esigerà dunque in merito garanzie precise. "Siamo disposti ad accettare uno stato palestinese smilitarizzato, accanto ad uno stato ebraico" riconosciuto dai palestinesi, ha dichiarato Netanyahu, che ha poi precisato come Gerusalemme dovrà continuare ad essere la capitale indivisibile dello Stato ebraico.
Quanto alla questione dei profughi palestinesi, ha detto ancora il primo ministro, la soluzione deve avvenire al di fuori dei confini di Israele, escludendo dunque l'ipotesi di un loro ritorno entro il territorio israeliano. Il premier non ha poi fatto praticamente cenno al tema degli insediamenti, la cui politica gli Usa avevano chiesto di congelare. "La questione territoriale - ha detto Netanyahu - sarà discussa negli accordi definitivi. Fino ad allora non aggiungeremo nuovi insediamenti". Riferendosi ai coloni, Netanyahu ha detto che essi sono "nostri fratelli e sorelle" con i quali è necessario raggiungere una concordia nazionale. All'interno delle colonie già esistenti la vita continuerà regolarmente, ha assicurato Netanyahu, escludendo così di fatto il loro congelamento.



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