Nelle librerie l’unica biografia di Umberto Bossi

Venerdì, 16 settembre 2011 - 13:00:00


baiocchi libro

In tanti si sono cimentati nel raccontare la storia della Lega Nord, ma nessuno del suo leader e fondatore. Oggi, alla vigilia dei settant'anni di Umberto Bossi ci prova un giornalista che lo ha conosciuto e frequentato. E' nelle librerie il volume, Bossi Storia di uno che (a modo suo) ha fatto la storia, scritto da Giuseppe Baiocchi con prefazione di Giuseppe De Rita. Baiocchi ha lavorato al "Corriere della Sera" per 23 anni, dal 1999 al 2002 è stato direttore di "La Padania" e attualmente collabora con Affaritaliani.it. Il ritratto che fa di Bossi è ricco, inedito e anche problematico; non è né complice né ostile, l'ha conosciuto da vicino per dovere professionale e per intellettuale curiosità fin dal 1985, e ne ricostruisce la singolare parabola e l'originale carisma, restituendone lo spessore umano e politico, senza tacerne i limiti e gli errori.

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"Leggeva sempre, leggeva tutto…". Ed è questo aspetto, rimasto sostanzialmente sconosciuto (cosa davvero singolare per un uomo pubblico) a segnare l'esperienza e anche la personalità. Ovvero un "serbatoio culturale" riempito quasi insaziabilmente per una lunghissima e apparentemente svogliata gioventù. Una conoscenza mai ordinata secondo i canoni accademici e secondo studi regolari e metodici e tuttavia a suo modo vastissima, empirica, e segnata da uno straordinario e originale sincretismo. Un piccolo esempio, sia pure di molto successivo. Capitò con chi qui scrive di uscire nella conversazione con un riferimento alla cultura greca classica. E il Bossi (si era intorno all'anno 2000) volle a tutti i costi ragionare a lungo sulla "morale politica" che scaturiva dall'Orestea di Eschilo. (…) Non solo di classici greci si nutriva la bulimia conoscitiva del protagonista, soprattutto in gioventù. Semmai nell'onda sessantottina, comunque già dominante nell'universo mediatico dell'epoca, era naturale una sensibilità più orientata verso le vicende e le epopee dei poveri e degli sfruttati. (…) Ed è il Cile, con le sue repressioni e i suoi esuli, a portare anche il Bossi a un effimero contatto con l'allora grande PCI. Negli archivi della sezione comunista di Verghera di Samarate, sempre nel Varesotto, c'è traccia di una iscrizione al partito per l'anno 1975. È molto probabile (come peraltro usava allora) che il tesseramento (compresa la quota di 5000 lire) fosse un premio, o meglio "il premio" per l'impegno e l'attivismo dimostrato nella vendita di quadri e libri a favore appunto degli esuli cileni. Anche perché nell'attività di partito (sia pure soltanto a livello locale) non c'è nessun'altra traccia né altre testimonianze.

È tuttavia nel milieu della sinistra (più forse quella magmatica ed extraparlamentare che quella ufficiale, "pesante" e rigidamente strutturata) che il non più giovane Bossi continua in ogni caso ad abitare, con il carico intoccato di insoddisfazione e di irrequietudine. (…) Ma in quell'anno 1979, in contemporanea al primo figlio, nasce all'improvviso l'Idea…
Si è tramandato che determinante fu l'incontro casuale nell'atrio dell'Università di Pavia davanti a un manifesto federalista dell'Union Valdotaine con il suo autore e propagandista, Bruno Salvadori. I due cominciano a parlare e nasce un'amicizia e un rapporto molto intenso e tuttavia dalla vita breve (Salvadori morirà l'anno successivo in un incidente stradale, lasciando a Bossi in eredità il progetto politico, i primi giornaletti del movimento autonomista e soprattutto i debiti). (…) Come se l'annosa inquietudine e il desiderio di un impegno pubblico avessero raggiunto all'improvviso, dopo differenti e deludenti tentativi, la rivelazione della strada da imboccare per sempre.
Salvadori proponeva una serie di progetti di natura tecnico-giuridica per sostenere la bontà del federalismo: ma io, pur essendo d'accordo, ritenevo che lo spazio culturale e l'obiettivo politico avessero contorni più complessi, tanto da riguardare l'intero quadro della società, una società che nel post-Sessantotto andava perdendo non solo le sue radici, ma anche i suoi valori.
(…) È forse questo aspetto meta-giuridico quello che si è colto di meno quando si è affrontato, anche in anni molto successivi, il fenomeno della Lega e l'abilità strategica del suo fondatore. Come se, sotto la necessaria tecnicità dell'ingegneria costituzionale, respirasse un progetto ben più ambizioso, più vasto, sempre in cantiere e spesso modificato in corso d'opera. Una tenace "follia" se rapportata all'epoca e allo scenario politico italiano. Eppure, anche se non sempre completamente lucida, una "follia" che ha traversato tempeste e decenni, facendo della Lega (e della sua ragione sociale) il partito ormai più vecchio del Parlamento nazionale.

Una breve biografia dell'autore

Giuseppe Baiocchi (Milano, 1950) era assistente di Giorgio Rumi alla cattedra di Storia Contemporanea della Statale di Milano quando fu convinto dall'amico più caro, Walter Tobagi, a passare al giornalismo. Un anno di lavoro ad "Avvenire", 23 anni al "Corriere della Sera", dal 1999 al 2002 direttore di "La Padania", e infine alla RAI di Milano. Collaboratore di quotidiani e riviste ("Avvenire", "Liberal", "Studi Cattolici", "Vita e Pensiero"), è autore di diversi volumi su Tobagi, il giornalismo, il sindacato. Ha scritto la biografia di Giuseppe Prisco (Pazzo per l'Inter) e di recente, sui temi della bioetica, Se la vita si rianima, insieme a Patrizia Fumagalli, medico della neuro-rianimazione dell'ospedale di Lecco, che ha avuto in cura Eluana Englaro.

Giuseppe De Rita Sociologo, presidente del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), l'istituto di ricerca socioeconomica che ha fondato nel 1964.


Bossi, storia di uno che (a modo suo) ha fatto la storia

di Giuseppe Baiocchi

Prefazione di Giuseppe De Rita

Edizione Lindau, Collana "I Draghi". Pag. 224. Prezzo 16 euro

INDICE
7 Prefazione, di Giuseppe De Rita
15 Introduzione
29 1. La terra
41 2. L'Idea
53 3. Il popolo
67 4. La fortuna
81 5. Pontida
95 6. Il Palazzo
111 7. La parola
125 8. La fede
143 9. Il Cavaliere
159 10. La donna
173 11. Il dolore
187 12. Il domani
Appendici
205 Spigolature
211 Cronologia
215
Bibliografia

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