Nel Pdl c’è voglia di riforme
Di Tommaso Cinquemani
La manovra è passata alla Camera con 316 voti a favore, il miglior risultato dall'epoca della scissione di Fli. Il governo regge, ma naviga a vista e nel Pdl serpeggiano malumori, neppure tanto celati. "Se Berlusconi si ricandidasse farebbe un errore", ha sentenziato Alemanno, solo ultimo in ordine di tempo a scoprire i nervi del partito. Affaritaliani.it ha sentito quattro deputati: Daniela Santanché, Santo Versace, Adolfo Urso, Andrea Augello e ha scoperto che...
Il primo è stato Pisanu, poi è venuta la Polverini e infine Alemanno. La sacralità di Berlusconi ormai non è più un tabù nel Popolo della Libertà. Sono pochi quelli che nel partito sono pronti ad attacchi frontali, ma il malessere è presente e si percepisce nelle parole di molti deputati. Quello che vogliono e ritrovare lo spirito del '94, la forza di fare le riforme e non risparmiano critiche a nessuno. 
La parola d'ordine è resistere, essere compatti e andare avanti nella speranza che questo momento buio passi e vengano tempi migliori. "La priorità è quella di finire la legislatura e remare tutti nella stessa direzione", spiega ad Affaritaliani.it Daniela Santanché, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. "Non lo decidiamo né io né Alemanno se Berlusconi si ricandiderà o no, sarà una sua scelta. E' bene pensare in questo momento alle riforme che dobbiamo fare e smetterla con le polemiche che fanno solo male al partito".
Anche Santo Versace, onorevole Pdl che da sempre pensa più al concreto che ai giochi politici, respinge l'attacco di Alemanno e spiega ad Affari: "Iniziamo a fare le cose che servono al Paese. Il 2013 è lontano, ci penseremo dopo. Alemanno dovrebbe avere più rispetto per il presidente: se Occhetto nel 1994 non ha vinto con la sua armata e abbiamo adesso un Paese più libero è anche grazie a lui. Nel 2013 mi auguro che Berlsuconi vada a fare una bella vita perché quella che sta facendo adesso non è il massimo". E poi apre ad un tema che fino a poco tempo fa nel partito non si osava neppure nominare: le primarie. "Se Berlusconi non sarà il candidato dobbiamo farle, ma devono essere aperte". 
Daniela Santanché
E anche Adolfo Urso, deputato salterino che fu di An, poi Pdl, poi Fli e adesso gruppo misto (ma che guarda con interessa al Popolo della Libertà), spiega ad Affaritaliani.it che " il Centrodestra rinasce con le primarie. Solo così sarà possibile rinnovare e ricostruire la coalizione. Per tutte le candidature dovrà essere usato questo strumento perché è il modo con cui viene legittimata la classe dirigente". Un mezzo siluro al Cavaliere insomma.
"Io non credo che Berlusconi sia in procinto di uscire dalla scena politica", spiega ad Affaritaliani.it Andrea Augello, sottosegretario Pdl alla Funzione Pubblica e curatore della campagna elettorale di Renata Polverini e Gianni Alemanno. "Dopo una lunga esperienza sta pensando ad un ruolo di regista o architetto di una nuova fase. Ha la forza politica per disegnare gli equilibri che reggeranno il Paese nei prossimi anni. Creare un bipolarismo che non sia malmesso come quello attuale, una legge elettorale più rappresentativa e un metodo di selezione della leadership più partecipato. Questo è quello che deve fare Berlusconi e lo deve fare con un sistema meditato di atti interni al partito. Sceglierà lui i tempi per farlo e credo che la scelta di Alfano sia un primo passo in questa direzione". Le esternazioni di Pisanu, Alemanno e della Polverini? "Hanno privilegiato una comunicazione molto essenziale dietro alla quale si nasconde l'aspettativa di un dibattito che sta diventano necessario".



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