Nel Pd scoppia il caso Sicilia
Walter Veltroni e Ignazio Marino fanno scoppiare alla riunione del coordinamento Pd la 'grana Sicilia'. "Il Pd non deve e non puo' fare quel che conviene, ma la cosa giusta e dunque non deve sostenere un governo guidato da una persona indagata per concorso esterno in associazione mafiosa", ha detto Marino. Anche l'ex segretario ha posto la questione del sostegno del Pd al governatore siciliano. A loro il segretario Bersani ha risposto che la questione sara' esaminata dalla direzione siciliana convocata per il 19 novembre. "La crisi politica del centrodestra è arrivata, come avevamo detto noi da tempo, siamo arrivati al punto: ora si tratta di formalizzarla e abbiamo dato mandato ai nostri gruppi di studiare e assumere tutte le iniziative opportune per questo". 
Pier Luigi Bersani lascia la riunione del coordinamento Pd e riferisce l'andamento del dibattito di questa sera. "Abbiamo confermato la nostra disponibilità ad un governo di transizione per impostare una fase nuova, con al centro una legge elettorale che superi quella del 'ghe pensi mi', con misure immediate per il Paese, soprattutto per i giovani e il fisco. A quel punto potremo arrivare rapidamente a poter prospettare al Paese, in elezioni, proposte alternative". Per Bersani, "anche i fatti di oggi certificano che il Paese non puo' piu' vedere questi traccheggiamenti". Quanto al tentativo di Bossi, Bersani afferma che anche "tutte le pensate di uscire dal centrodestra, restando nel campo del centrodestra, sono al di sotto delle esigenze del Paese". Quanto alla mozione di sfiducia, "lo vedranno i gruppi parlamentari, con un esame attento di tutte le iniziative per portare in Parlamento la crisi". Rispondendo a Veltroni che aveva chiesto un gabinetto di crisi, Bersani ha affermato che non ci saranno nuovi organismi, ma ho garantito per parte mia la convocazione degli organismi ordinari e rapporti dialettici con tutti. tutti i passaggi saranno condivisi, la collegialita' ci sara' perche' non siamo un partito personale".



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