Natale in casa Monti
Di Giuseppe Morello
Vanno bene il loden e il sussiego da preside, vanno bene la flemma signorile e l'umorismo inglese, e lo stile, e quanto è signore Monti, e il brodo di Capodanno pagato col borsellino della moglie, e il low profile, e tutto l'understatement bocconiano di chi sa come si sta a tavola e nei salotti buoni, non come quel villanaccio di Berlusconi, ma il premier deve ancora dimostrare di fare sul serio.
Manovra draconiana a parte, che pure è stata un bell'energumeno esercizio per pestare il portafoglio dei più deboli e prendere solo gli spiccioli dal salvadanaio dai più ricchi, sentiamo parlare di liberalizzazioni e di mercato, di apertura e rottura di monopoli: a dirla così sembra l'inizio di una nuova era reaganiana, ma nella realtà potrebbe ridursi a quattro licenze di taxi, a una manciata di farmacie e poco altro.
Liberalizziamo taxi e farmacie, va bene, ma illudersi che una delle prime dieci economie al mondo possa ripartire col tassametro libero e le aspirine nei tabaccai è da sciocchi. Ci piacerebbe che Monti sapesse dare le stesse sberle che prepara a tassisti e farmacisti, ai veri poteri italiani, ai grumi di potere economico, all'intreccio perverso di banche e imprese, di interessi e azioni in un capitalismo di relazione familista e chiuso come il nostro, dove un manipolo di persone siede in decine di consigli di amministrazione, dove gli industriali fanno gli editori per promuovere il loro business, dove gruppi industriali hanno smesso di fare impresa e si godono le rendite di ex monopoli pubblici.
Monti è arrivato con l'intento di cambiare radicalmente l'arredamento del paese, ma di questo passo rischia di andarsene avendo a malapena spostato qualche centrino, un abat-jour e un paio di tappeti, lasciando intatto il salotto del capitalismo italiano con le stesse cricche che lo hanno soffocato. Se finisse così Monti si rivelerebbe un contadino che, chiamato per estirpare erbacce, si è messo a raccogliere violette.
Solo quando tutto questo sarà cambiato anche noi metteremo l'aureola a San Mario Monti e la sera tornando a casa accarezzeremo i nostri figli dicendo loro che quella è la carezza del premier.
giuseppe.morello@affaritaliani.it


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